Department of Peace Studies – University of Bradford

A fine gennaio  sono stato invitato per un colloquio a Bradford, in Inghilterra, per un posto di Lecturer in Conflict resolution. Giovedi 29 ho quindi incontrato una commissione di cinque persone: preside di facolta’, direttore di dipartimento, professore di Conflict Resolution (Tom Woodhouse, coautore di questo libro importante), una ricercatrice senior, e un collega di un altro dipartimento. Il colloquio è stato molto piacevole, una conversazione intelligente sulle sfide relative all’insegnamento della gestione costruttiva dei conflitti all’università.

logo-bradford

Il giorno dopo (ero tornato in Italia per tenere un seminario all’ISPI di Milano) mi hanno telefonato per offrirmi il contratto. Ho deciso di accettare, e quindi da giugno 2009 a maggio 2010, per due semestri, insegnerò a Bradford. La velocità nel decidere è stata per me stupefacente… Inutile il confronto con i concorsi italiani: dal momento del bando a quello della presa di servizio del vincitore possono passare lustri. peace-1

In sé la decisione è stata facile: Bradford è una delle università di punta nel settore degli studi sulla pace, e l’esperienza sarà senz’altro molto arricchente, anche dal punto di vista del mio curriculum. E fin qui tutto bene.

Ma c’è molta amarezza a dover lasciare il mio paese di nuovo, dopo aver lavorato sodo cinque anni, e dopo tante speranze e promesse.

In fondo comunque il contratto è di un anno, è la perfetta soluzione-ponte per tornare l’anno prossimo (si spera) a una posizione stabile a Firenze. E grazie a internet il contatto con studenti e colleghi non si interromperà…!

Per chi di voi è interessato, ecco il sito del dipartimento: Department of Peace Studies – Peace Studies – SSIS – University of Bradford.

La fine della storia (per ora….)

L’anno nuovo si è aperto per me con questa decisione del Senato Accademico che mi riguarda. Riporto le poche righe significative:

Università degli Studi di Firenze – Decreto 1653

Il Rettore

[richiama leggi, leggine, pareri e regolamenti vari]

DECRETA

per le motivazioni di cui in premessa, che qui si intendono interamente richiamate, di non disporre la nomina del prof. Giovanni SCOTTO nel ruolo di professore di ruolo di seconda fascia.

Firenze,31 dicembre 2008

f.to IL PRO RETTORE VICARIO

Prof. Alfredo Corpaci

Cosa succede quando l’obiettivo che avevi perseguito per anni svanisce nell’aria? A Firenze mi sono dedicato all’università senza risparmio per cinque anni, di cui uno senza stipendio. Onestamente ci ho messo un po’ a orientarmi di nuovo, a capire che significa questo per il mio sviluppo professionale – e per la mia vita.

Qualche giorno fa ho parlato con il cortese prorettore prof. Corpaci, firmatario materiale del decreto, il quale mi ha detto che l’Ateneo non poteva fare altrimenti , che non c’e’ nessuna preclusione nei confronti della mia persona, né del lavoro scientifico e didattico che con i colleghi porto avanti in tema di pace  e mediazione.

L’Ateneo però non ha fatto nulla ad oggi per assicurare che i finanziamenti ministeriali concessi per la mia chiamata nel 2008 vengano stanziati anche quando UNIFI potrà di nuovo assumere.Avrebbe anche potuto decretare che sarei stato assunto nel momento in cui le condizioni normative e di bilancio lo avrebbero permesso (ad es. nel decreto di fine anno relativo ai vincitori di concorso per ricercatore l’Università diceva che sarebbero stati assunti nel 2009 se la legge di conversione del decreto avesse contenuto l’emendamento “salva ricercatori” approvato in senato, e se la Regione avesse aiutato l’ateneo).

Siamo alla solita miscela di ignavia, miopia e incapacità che pesa come il piombo sulla vita italiana.

Probabilmente non è neppure una questione di singole persone – in fondo il prof. Corpaci mi ha dato l’impressione di essere persona seria e dedicata al bene dell’ateneo, i dirigenti e funzionari fanno il loro lavoro…. Non so.

Sarò assunto nel 2009 a Firenze? Senz’altro no: la legge n. 1 del 2009 parla chiaro (il governo impegna soldi per assumermi e poi emana un decreto legge che impedisce la mia assunzione… all’estero non provo nemmeno a spiegarlo).

Sarò assunto nel 2010? Chi lo sa.

O forse in un’altra università meno in crisi, e non a Firenze? Quest’anno? L’anno prossimo?  Boh.

E’ stato così che mi sono messo alla ricerca di qualcosa di nuovo da fare…… sperando che prima o poi qualcosa nel sistema italiano si muoverà. Ma questo è l’argomento di un altro post!

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Dai circoli Ivan Illich – Celebrazione del risveglio

[Riprendo questo bel testo dalla pagina Facebook di Francesco Comina, intellettuale e personalità pubblica di Bolzano, per breve tempo assessore provinciale nella giunta uscente.

E' un testo radicale, ma sono convinto che le risposte alla crisi presente devono andare alla radice dei problemi.

E in un certo modo è un testo che parla a me, alle vicissitudini professionali che sto attraversando. Anch'io trovo che sia vero che abbiamo davanti a noi il compito di  "organizzare in allegria la società che immaginiamo...." Che significa questo, per le nostre scelte di tutti i giorni?

Ivan Illich

Ivan Illich

Ivan Illich è stato tra i più grandi intellettuali critici del ventesimo secolo, ha criticato alcune delle istituzioni più pervasive e totali della società contemporanea (la scuola, la medicina, l’economia, il sistema dei trasporti). A lui si deve l’introduzione del concetto di convivialità come alternativa radicale al produttivismo economicista che distrugge i rapporti sociali e mina l’ecosistema.]

INCONTRO MONDIALE DEI CIRCOLI DI LETTURA DI IVAN ILLICH - Cuernavaca (Mx) 30 nov-5 dic 2007

CELEBRAZIONE DEL RISVEGLIO – MANIFESTO POLITICO DEI NON SOTTOMESSI

E’ tempo di celebrazione. E’ giunta l’ ora del cambiamento e possiamo celebrare assieme il nostro risveglio e le capacità che tra tutti e tutte possiamo mettere a disposizione. E’ tempo di celebrare la nostra speranza.
Celebriamo il risveglio. Uno dopo l’ altro i sogni spezzati sono diventati incubi. I sogni dell’ industrializzazione e dell’urbanizzazione, della crescita economica, dello sviluppo e del progresso. I sogni della American way of life e del capitalismo o del socialismo. Al risveglio l’ orrore continuava ad essere lì. Ciascuna delle calamità naturali che ci colpiscono e che sono in aumento reca l’impronta di qualche irresponsabilità. Meno di cento persone possiedono più ricchezze materiali di tutti gli altri abitanti del mondo messi insieme. E continuano ad accumulare. Il risveglio parte dal riconoscimento lucido, senza catastrofismi né riduzione a spettacolo, del fatto che le istituzioni dominanti sono in crisi.
I sistemi educativi espellono più gente di quanta ne assorbano, generano spirito gregario , dipendenza e discriminazione e sminuiscono o dequalificano la produzione autonoma del sapere. Non preparano né per il lavoro né per la vita. I giovani “educati” dal sistema non troveranno certo l’impiego che sognavano : 7 su 10 non potranno mai lavorare nel settore per cui hanno studiato. E la scuola, sradicandoli e assorbendo il loro tempo e la loro attenzione, impedisce che imparino i saperi e le abilità che darebbero loro capacità di esistenza autonoma.
I sistemi sanitari fanno ammalare e discriminano, castigano la libertà autonoma di guarire e incrementano assuefazioni e dipendenze che non possono soddisfare.
I sistemi di comunicazione isolano, separano, manipolano e puntellano meccanismi di controllo castranti.
I sistemi politici sono la negazione della democrazia, avvolgono di illusioni la struttura di dominio e stimolano libertà che rendono schiavi, che generano prigionieri della dipendenza o dell’ invidia, e nello stesso tempo legano mani, piedi e lingue e tappano narici, orecchi e occhi, per negare la violenza e il caos che in questo modo propiziano e per impedire iniziative.
Il risveglio ci permette anche di contare le nostre benedizioni. Ci sono ancora nelle città iniziative che ordiscono un tessuto di reciproco aiuto. Intere comunità vivono radicate nelle proprie tradizioni millenarie, nelle quali l’acqua è ancora considerata sacra e tutti hanno libero accesso ad essa secondo le regole proprie di un ambito comunitario. Da essi traggono ispirazione coloro che sono fuggiti verso il futuro, con la modernità. Per rimpiazzare gli spazi pubblici di oggi, impersonali e astratti, creano ambiti comunitari che raccolgono ed esprimono lo spirito del luogo. In queste sacche di resistenza le persone prendono nuovamente nelle proprie mani le decisioni che influenzano la loro vita e percorrono di nuovo le proprie strade
Sappiamo che queste e molte altre benedizioni potrebbero scomparire. Ma è motivo di celebrazione constatare che l’impegno per salvarle sta crescendo fra i non sottomessi, i ribelli, gli scontenti o fra i cosiddetti poveri, che sono la maggioranza. Sanno che la guerra incessante scatenata contro di loro può privarli di sussistenza autonoma e condannarli alla miseria dipendente. Sanno anche che l’ ondata devastatrice dell’ avido sistema annienterà ogni impegno isolato. Per questo, organizzati per resistere, oggi trasformano la loro resistenza in lotte di liberazione. Fermi nella dignità dei propri ambiti, costruiscono catene di fiducia e solidarietà e coalizioni coi molteplici “noi” delle varie sacche di resistenza. Si costituiscono così reti di protezione che riflettono l’ ampliarsi della dignità di ciascuno e delle sue relazioni con gli altri e con la natura e si trasformano passo a passo nel sostegno del mondo che stanno così re-inventando
Le crisi hanno effetti drammatici sulla vita quotidiana, però rappresentano anche l’ alba di una liberazione rivoluzionaria, che favorisce l’ emancipazione dalle istanze che mutilano le libertà. Rivelano la natura e le debolezze del sistema dominante. Il capitale, ad esempio, ha più appetito che mai, ma non lo stomaco per digerire tutti quelli che vuole controllare.
L’ equità e la libertà sono del tutto illusorie se la società si organizza intorno alle automobili e alle scuole e mantiene al centro della vita sociale lo sviluppo della sfera economica. Per sottrarsi alle crisi periodiche, frutto della voracità e dell’ incompetenza, e ai danni causati dalla crescita economica, è giunta l’ora di proporsi la riduzione calcolata dell’ economia ufficiale, ridimensionando la sfera che cresce come un cancro e favorendo l’ espansione della sussistenza autonoma. Nel porre di nuovo la politica e l’etica al centro della vita sociale, subordinando ad esse l’attività economica, si sostituisce l’ossessione per la crescita economica con la visione di una società conviviale che garantisce a ciascuno libero accesso agli strumenti comunitari, il cui utilizzo vede come unica restrizione il non danneggiare la libertà di accesso degli altri.

Celebriamo la maturità tecnologica alla quale siamo arrivati. Sulla base dei mezzi tecnici attualmente disponibili tutti gli abitanti del mondo possono crearsi una vita buona, nei termini in cui in ogni luogo e in ogni cultura si definisce la buona vita. Ogni persona potrebbe avere accesso in misura sufficiente al cibo, al vestiario e all’ abitazione, se quei mezzi, alla portata di tutti e tutte, vengono impiegati in forma economicamente fattibile, socialmente giusta ed ecologicamente sensata, al di là delle ideologie fallimentari che hanno dominato il secolo XX e del sistema la cui agonia semina ancora instabilità e caos.
L’ espansione della dignità è una sfida radicale ai sistemi esistenti, poiché l’autonomia creatrice scalza alla radice le strutture su cui è basata la dominazione. Le reazioni tendono ad essere violente e distruttrici e la trasformazione stessa impone sacrifici e sforzi Sappiamo,inoltre, che rinunciare a miraggi ed illusioni che offrono sicurezza e comodità e resistere alla pressione castrante del sistema non è facile. Però le difficoltà che intravediamo non ci fanno arretrare. Svegliarsi vuol dire anche recuperare la condizione umana e l’ arte di soffrire, godere e morire di cui facciamo tesoro, trasformando il nostro scontento in affermazione dell’ arte di vivere con dignità.
Le crisi attuali sono tutte crisi di grandi dimensioni, perché le attività economiche e politiche hanno oltrepassato la scala umana. Sono prodotto dell’ arroganza e attirano il loro stesso castigo. Con la piena coscienza dei limiti naturali e sociali, al fine di combattere contro la scala oceanica delle grandi potenze nazionali e dei mercati comuni,si può costruire una rete di argini vernacolari fra loro interconnessi, entro i quali operino forme di scambio locale molto autosufficienti. In essi non potranno aver luogo le ondate devastatrici che caratterizzano gli avvenimenti odierni.
Questi argini cominciano a riflettere la misura in cui si recupera il senso della proporzione, il senso che si ha della comunità, il che rende possibile l’ autonomia creatrice e la libertà e può dare alla democrazia un senso di realtà. La democrazia non può stare se non nel luogo in cui la gente sta.
La vivono e la esprimono uomini e donne comuni che definiscono liberamente, nelle loro assemblee autonome, i problemi che li riguardano.
Nominare l’ intollerabile, in un mondo che comincia a mostrarsi disperato, è già in sé la speranza. Se consideriamo qualcosa intollerabile, si deve fare qualcosa. Per questo la speranza è l’ essenza dei movimenti popolari. Nel riscoprirla come forza sociale si dischiude la possibilità del cambiamento.
La speranza non deve essere vista come la convinzione che accadrà ciò che concepiamo, alla maniera delle predizioni convenzionali che generano attese illusorie. E’ la convinzione che qualcosa ha senso, indipendentemente da ciò che accadrà. Per questo la pura speranza risiede come prima cosa, in forma misteriosa, nella capacità di nominare l’ intollerabile, una capacità che viene da lontano e rende inevitabili la politica e il coraggio che proteggono le nostre benedizioni, le coltivano e le fanno fiorire. Invece di restare in attesa o riporre la speranza in miraggi, siamo in movimento, sganciandoci a poco a poco da ciascuno dei sistemi che ci rendono schiavi e ci sminuiscono per costruire in libertà un mondo nuovo, in cui siano contenuti i molti mondi che noi siamo.
Non accettiamo di venire ridotti ad atomi di categorie astratte, pure particelle omogeneizzate che ballano al ritmo dei sistemi nei quali si vuole integrare quegli individui ossessionati dal possesso in cui il capitale cerca di trasformare tutti e tutte. Nelle nostre sacche di resistenza ci consolidiamo nell’ amicizia, come malta che forma nuovi ambiti comunitari. In essi è possibile prendere le distanze dagli strumenti materiali e sociali che rendono schiavi, per organizzare in allegria la società che immaginiamo, al di là di ogni ingegneria sociale e di ogni impegno pianificatore capitalista o socialista.
E’ giunta l’ ora di celebrare la capacità di dare alla nostra realtà di oggi la forma del domani, ben ancorata in un passato che continua ad essere fonte di ispirazione.

Sottoscritto il 5 dicembre 2007 dai partecipanti all’ Incontro “La convivialità nell’ era dei sistemi”, organizzato in omaggio a Ivan Illich nel quinto anniversario della morte. E’ un manifesto aperto ad altri ed altre che condividano queste idee, comportamenti e speranze e la decisione di promuovere i cambiamenti e le proposte in esso auspicate.

Facebook | Francesco Comina.

Aggiornamento prenatalizio volante

Riassumo in poche parole: sembra che nonostante tutti gli sforzi, le parole , i contatti e le mail la mia presa di servizio a Firenze sia destinata a sfumare. Questo perché non è chiaro quando l’università potrà ricominciare ad assumere e se in quel momento il ministero le metterà a disposizioni i denari che ha destinato alla mia chiamata nel 2008.

All’ateneo mi dicono di aver bisogno di una deroga ad hoc da parte del ministero, al ministero mi dicono che proprio non si può fare.

Al ministero mi dicono che finendo l’anno i soldi praticamente andranno persi, altri mi dicono che non è proprio così.

Tuttavia nel marasma tante cose possono cambiare. Quindi ancora non ho smesso di sperare.

Grazie ancora a tutti/e della solidarietà che mi avete espresso. Cinque anni di lavoro a unifi  in fondo non sono andati sprecati. Una testimonianza mi ha commosso in particolare, di nuovo dallo Sri Lanka, questa volta da Gabriella Chiani di nonviolent peaceforce. Impegnata a seguire il caso di un giovane arruolato a forza nelle milizie ribelli e poi incarcerato per anni dai governativi, gabriella ha terminato la sua lettera semplicemente dicendo “senza Gianni non saremmo qui”.  Un pochettino , quel giovane ho contribuito a proteggerlo anch’io da qui!

Qualche aggiornamento…

Sono passati dieci giorni dall’ultimo post, e ben due persone che ho incontrato per caso ultimamente mi hanno detto “… ma il blog non lo aggiorni?” Sperando presto di passare a regime con 1-2 post la settimana riguardanti il mio lavoro, mi / vi aggiorno sull’avventura kafkiana della mia non assunzione.

A Roma, il parlamento è al lavoro per la conversione in legge del decreto 180 – quello che tra varie altre cose inaspriva il blocco del turn over per le università cosiddette “non virtuose”, quelle che sforano il tetto del 90% del monte stipendi rispetto ai fondi di finanziamento ordinario. Dopo qualche scaramuccia parlamentare (governo bocciato proprio in merito alla questione “rientro dei cervelli”) sembra che il testo passerà tale e quale alla Camera, diventando quindi legge entro l’anno. Una delle ragionevoli modifiche al testo era rappresentata dalla possiblità per gli atenei non virtuosi di assumere persone già vincintrici di concorso.

A livello di Ateneo, si è in attesa del bilancio consuntivo del 2008 e di quello di previsione per gli anni 2009-2011. Proprio oggi i revisori dei conti si esprimeranno sulla bozza di bilancio, il 17 dicembre c’è una nuova riunione del Consiglio di Amministrazione.

A quanto sembra di capire, UNIFI riuscirà a chiudere il bilancio 2008 in pareggio. Tuttavia le cifre sarebbero improntate a un eccessivo ottimismo, cosicché non è certo che i revisori dei conti lo facciano passare. In questo caso si andrebbe all’esercizio provvisorio nei primi mesi del 2009, mesi nei quali UNIFI cercherebbe altri aiuti (soprattutto dalla Regione).

Per i miei venti colleghi ricercatori la partita potrebbe chiudersi già entro l’anno, i denari per loro sono stati accantonati in un fondo di riserva. Potrebbero essere assunti non appena – si pensa questa settimana – viene approvata alla Camera la legge di conversione del decreto 180 (che è stata modificata al Senato apposta per evitare vergogne come quella dei ventiricercatori suddetti, vincintori di concorso e in attesa dal 2007) .Auguri e complimenti! Abbiamo condiviso un po’ di mobilitazione, incontri , patemi e discussioni. Le persone che ho conosciuto sono di grande valore e senz’altro UNIFI trarrà giovamento da questa infornata di  talenti.

Per le sorti professionali del sottoscritto le cose non sono molto chiare. Ad oggi la sua presa di servizio non è menzionata all’ordine del giorno del Consiglio di Amministrazione del 17, anche se un po’ tutti (sbagliando) assimilano la situazione mia a quella dei venti ricercatori. La differenza è – come sapete – che nel mio caso l’Ateneo praticamente non sborsa un quattrino.

Intanto, in un colloquio riservato le altissime sfere di UNIFI hanno fatto sapere alla mia collega senior che UNIFI stessa è intenzionata a rimandare l’assunzione mia ai primi mesi dell’anno prossimo. Solo che il finanziamento ministeriale è stabilito per l’anno 2008. Cosa succederà nel 2009? Nessuno sembra saperlo con precisione.

Piccola consolazione, al ministero hanno ben presente il mio caso (se n’è occupato anche il direttore generale Masia, è informato il prof. Schiesaro, capo della segreteria tecnica del ministro, già membro della commissione che ha selezionato i “cervelli rientrati” negli scorsi anni). Speriamo bene.

Ultima nota di carattere personale: cerco lavoro! Poiché non ho intenzione di continuare a “galleggiare” a UNIFI per un tempo indefinito, sto iniziando a guardarmi attorno. Interessanti opportunità sembrano esserci a Bolzano…. e a Berlino. Certo, Firenze sarebbe tutta un’altra cosa! Vedremo cosa mi / ci riserva il futuro.

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Promesse in rettorato

La settimana scorsa una delegazione dei ricercatori vincitori di concorso la cui assunzione è stata bloccata e il sottoscritto hanno avuto un colloquio di circa mezz’ora con il Rettore Marinelli e il Prorettore alla didattica Corpaci.

I due rappresentanti del nostro Ateneo hanno detto con chiarezza che, allo stato attuale, di assunzione non se ne parla, che c’è anche il problema del personale precario amministrativo da stabilizzare, eccetera.

A me personalmente è stato detto che:

1. il problema sono i soldi che mancano (mentre il mio costo per gli anni di cui stiamo parlando 2009-2011, sarà di poche migliaia di euro ovvero potrebbe risultare a saldo positivo per l’ateneo);

2. che una circolare del 7 novembre annunciava che i denari per pagare i cofinanziamenti erano terminati, cosa che avrebbe a loro avviso dovuto valere anche per me (mentre invece avevo appurato presso il ministero e presso la stessa amministrazione del personale di UNIFI che la circolare non mi riguardava);

3. che in fondo tutti i problemi derivavano dal decreto legge 180, il quale stabilisce che gli atenei che non sono stati “virtuosi” nell’anno precedente non possono assumere nessuno nell’anno in corso – ivi compreso l’anno attuale, a detta del Rettore. Non abbiamo sollevato (non era il caso in quella conversazione) un punto banale: che la decisione di non assumerci era stata presa prima che il Governo varasse il Decreto Legge in questione.

A sorpresa, il Rettore ha poi promesso che UNIFI cercherà soluzioni-tampone, sotto forma di borse o assegni o quant’altro, per garantire un minimo di reddito a noi vittime di questi meccanismi infernali (se ne accenna in questo articolo del Corriere Fiorentino dove viene citato il valente Giacomo Manetti, “capitano” del gruppo di 20 ricercatori colpiti dal blocco delle assunzioni).  Ho ascoltato queste parole con piacere non solo per l’importanza della promessa (in fondo sono solo 11 mesi che per l’ateneo lavoro quai completamente gratis), ma anche perché era il primo segnale di attenzione verso di noi, il primo in assoluto dopo almeno due mesi in cui l’Ateneo aveva deciso di elargirci un periodo di emozioni forti per combattere la noia della routine quotidiana.

Con stile,  il prof. Marinelli ha quindi invitato il collega Corpaci ad occuparsi di trovare una soluzione-ponte per noi: il quale Corpaci a tutta prima è sembrato un po’ sorpreso da questa nomina sul campo, poi ha ritrovato l’aplomb accademico e ci ha garantito risposte a brece.

Ebbene, è passata una settimana. Le notizie sullo stato di salute dei conti della nostra università sembrano essersi fatte più rosee, (si parla di due mirabolanti milioni di avanzo nel 2009) ma occorrerà aspettare il Consiglio di Amministrazione del 9 prossimo per averne la certezza. Soprattutto a quanto pare bisognerà vedere i contenuti dell’accordo con la Regione, che generosamente verrà in soccorso degli atenei disagiati.

Vedremo come andrà a finire; intanto stasera ho spedito una breve mail di sollecito al prof. Corpaci: per noi che stiamo pagando il costo della crisi sulla nostra pelle l’ateneo cosa intende fare?

Convegno su Interventi civili di pace

[Oggi due post, mi voglio rovinare!]

La scorsa settimana  (21 novembre) ho partecipato a un convegno su “Interventi civili di pace”, a Roma e più precisamente al Testaccio alla “Città dell’Altra Economia” (nome un po’ pomposo per un interessante progetto di lancio di pratiche economiche diverse in una frazione dell’ex mattatoio al Testaccio). chi e’ interessato puo’ vedere gli interventi registrati in video qui  (cliccando “on demand” ci sono gli interventi alle diverse ore, per la cronaca io ho parlato poco prima dell’una di venerdì).

Parliamo ormai da un decennio di “corpi civili di pace”, di capacità di intervento nonviolenta nei conflitti. E senz’altro molto è accaduto. Il nostro ospite internazionale, Kai Jacobsen, della associazione romena PATRIR, ha elencato dodici diversi dimensioni in cui, negli ultimi venti anni, il peacebuilding ha compiuto progressi più o meno grandi:

  1. Crescita, maturazione ed espansione
  2. 2.Sviluppo di politiche per il peacebuilding
  3. 3.Capacità di monitoraggio dei conflitti
  4. 4.Sviluppo di infrastrutture per la pace
  5. Allarme tempestivo (early warning)
  6. 5.Sviluppo di educazione e formazione
  7. Maggiore disponibilità di fondi
  8. 6.Maggiore capacità di fare rete  e collaborare
  9. Sviluppo di una comunità di professionisti che collaboratno
  10. Capacità di apprendere lezioni dalle esperienze fatte
  11. Allineamento” con le tendenze generali dell’opinione pubblica
  12. “Streamlining”, ovvero diffusione delle pratiche di costruzione della pace in tutta la società
  13. 8.
  14. 9
  15. 10.11.

Quando parla, Kai è molto convincente, e senz’altro ne sono successe di cose a livello globale nel campo della costruzione della pace dal 1988 ad oggi.  Ad applicare queste categorie alla realtà italiana, viene fuori chiaramente che il nostro paese non riesce a tenere il passo con la comunità di pratiche che a livello internazionale lavora per gestire meglio i conflitti e costruire ipotesi percorribili di pace in alternative a guerre ed escalation varie.

Pensandoci su, sono giunto alle seguenti conclusioni: abbiamo fatto moltissima strada in generale (1) e nel campo della formazione (6); pochina nel monitoraggio (3), nella messa in rete (8), nello sviluppo di una comunità professionale (9), nello streamlining (12), nell’allineamento con l’opinione pubblica.Su quest’ultimo punto andrebbe fatto un ragionamento più ampio: abbiamo avuto imponenti movimenti per la pace, ma non siamo riusciti a creare una “infrastruttura” permanente sulla base di quell’energia.

Gli altri punti dell’elenco di Kai sottolineano l’arretratezza italiana. non esiste praticamente ombra di una policy a livello governativo (imbarazzante il confronto con il governo britannico, quello tedesco o i nostri vicini svizzeri – quest’ultimo documento è in italiano…).

L’incontro ha visto una buona partecipazione ed è frutto del piccolo risultato ottenuto in venti mesi di centrosinistra al governo: grazie anche alla Viceministro Patrizia Sentinelli al tema degli interventi civili di pace è stato dedicato un progetto finanziato su fondi del Ministero degli Esteri (Info-Eas).

Il Centro interuniversitario per la pace: paghiamo noi!

loghi-uni-toscaneIl CIRPAC è il Centro interuniversitario di ricerca per la pace, l’analisi e la mediazione dei conflitti, nato qualche anno fa su iniziativa di un gruppo di docenti delle università toscane interessati al tema. Le iniziative più importanti del CIRPAC sono la promozione di un dottorato (che purtroppo nel 2008 non ha aperto per mancanza di finanziamenti …. ), di eventi di discussione come questo del maggio 207, e l’attività di consulenza e sostegno alla Regione alle attività di cooperazione decentrata.  E’ un organismo interessante e che ha molte potenzialità future, anche perché manca a livello nazionale un organo associativo delle università che lavorano sul tema della pace e della trasformazione dei conflitti.

Ad ogni modo, adesso il CIRPAC intende prendere un impegno importante: dichiara di voler cofinanziare il mio posto di lavoro, per la quota spettante all’ateneo fiorentino. Ne consegue che non c’è più nemmeno la improbabile scusa delle ristrettezze finanziarie di UNIFI per bloccare la mia presa di servizio. Ecco la lettera del direttore Giovanna Ceccatelli:

C.I.R.P.A.C.

Centro interuniversitario di ricerca per la pace

l’analisi e la mediazione dei conflitti

Università degli studi di Siena – Università degli studi di Firenze – Università di Pisa

Scuola Superiore Sant’Anna di Studi Universitari e di Perfezionamento di Pisa

Ai membri del Senato Accademico

Dell’Università degli Studi di Firenze

Oggetto: presa di servizio prof. Giovanni Scotto.

In qualità di direttore del Centro interuniversitario di ricerca e insieme con i membri del Direttivo, segnalo l’interesse del Centro alla stabilizzazione come professore associato (nominato con decreto del Ministro per l’Università e la Ricerca scientifica in data 22.09.08) del prof. Giovanni Scotto, rientrato nel 2003 da Berlino sul programma “rientro cervelli”, che da anni fa parte del Comitato Scientifico del Centro, e del collegio docenti della Scuola di Dottorato interunivesitario CIRPAC, dando un importante contributo alle attività del Centro sia per le sue competenze specifiche nei settori di riferimento, che per i numerosi contatti internazionali, utili per le attività didattiche e di ricerca, che lo vedono come referente.

Sarebbe davvero paradossale che nonostante i numerosi appelli dell’opinione pubblica qualificata, e l’enfasi data dallo stesso decreto 180/2008, appena approvato dal Senato, alla necessità di far rientrare in Italia i ricercatori italiani che si distinguono all’estero nei vari campi di ricerca, il prof. Scotto, che è attualmente l’unico a non aver preso servizio, sugli otto professori oggetto dello stesso decreto di nomina ministeriale (due dei quali appena chiamati dalla S.S. S.Anna), fosse costretto a tornare in Germania, e che l’Ateneo di Firenze fosse l’unico a distinguersi per questa decisione, non potendo far fronte, per motivi di bilancio, al contributo irrisorio da erogare per il cofinanziamento della sua retribuzione.

Si segnala infine, a questo proposito, che il Dipartimento Studi sociali, che funge attualmente da sede amministrativa del CIRPAC, è disponibile a coprire, con la quota spettante sui finanziamenti Regionali al Centro (già deliberati per il 2008 dalla Regione Toscana e rinnovabili per i prossimi tre anni) il cofinanziamento suddetto per l’anno in corso e per il prossimo triennio.

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.

Firenze 1.12.2008

Prof.ssa Giovanna Ceccatelli Gurrieri,Direttore CIRPAC;Prof. Mario Biggeri,Università di Firenze; Prof. Enrico Cheli,Prof. Marcello Flores,Università di Siena; Prof. Gianluca Brunori,Prof. Fabio Tarini,Università di Pisa; Prof. Andrea De Guttry, Prof. Anna LoretoniScuola Superiore S.Anna Pisa

Solidarietà!

L’ho chiesta, e mi è arrivata copiosa.

Ho contato mail da miei ex studenti provenienti dall’Africa (due), dalla Germania, dallo Sri Lanka (una), da diverse parti d’Italia e naturalmente dallo “zoccolo duro” degli studenti fiorentini e toscani.  A prendere la parola sono stati laureati del mio corso di laurea,  ex studenti del modulo professionalizzante (poi diventato master), partecipanti al dottorato di ricerca su pace e conflitti delle università toscane, e perfino una partecipante a un corso di un fine settimana all’ISPI di Milano…

Grazie a tutti, davvero!! In un momento difficile, è stata una bella lettura. In particolare la lettera di Guido Gabelli (aka Guido Giardino, ma è una storia lunga da spiegare), attualmente al lavoro come operatore di pace con Nonviolent Peaceforce in Sri Lanka, scrive:

Magnifico Rettore

Mi presento umilmente, Guido Gabelli, laureato del corso di Operatore per la Pace ed attualmente occupato come Protection Officer di Nonviolent Peaceforce, un’organizzazione internazionale di peacebuilding, nello Sri Lanka artoriato dal conflitto.

Mi trovo a scriverle questa prima volta per venire in aiuto and un amico ed un maestro, Gianni Scotto.
Darò per scontato che lei sappia della precaria situazione riguardante l’assunzione di Gianni Scotto nell’Università come Professore Associato (dopo tanti anni di glorioso servizio per l’Università).

Non vorrei aprire questa lettera ammettendo che Gianni mi ha cambiato la vita ed ha fatto di me un Operatore per la Pace (e mi ha dato le basi per essere un qualificato protection officer a livello internazionale). Tanti incontri lasciano il segno sulla persona, ma quando per almeno tre volte, nei tornanti nella strada, questa persona mi ha aiutato a rilanciare la scommessa, ed ha scandito l’apprendimento che fa di me il professionista che sono, non si può parlare di casualità – bisogna parlare della chiarezza di visione di un educatore.

Ma lasciate che vi spieghi in modo non sentimentale cosa si perde con le perdita di Gianni Scotto,…

La vitalità della ricerca si misura con la sua capacità di collocarsi sull’ “orizzonte degli eventi” … e di confrontarsi con le sfide intellettuali del tempo presente, producendo se non “risposte”, quanto meno nuove direzioni e suscitando speranze.

In questo senso, la ricerca scientifica sulla Pace è una vena aurifera ancora poco scavata della conoscenza, sia a livello mondiale, ed in particolare in Italia…

Di fatto, all’estero, esponenti di questa scuola di pensiero ricevono incensi intellettuali e materiali (L’ONU si rivolge a Galtung per formare il proprio personale, per dire la prima che viene in mente).

Si considera questa scuola di pensiero particolarmente efficace nella discesa dal teorico al pratico, sia perchè si avvale di efficacissime tecniche di formazione sconosciute all’insegnamento classico, sia perchè fornisce linee guida che, per il civile che deve difendere altri civili vilnerabili in zona di conflitto, vanno ben al di là di generici principi, e si confanno come un “metodologia d’azione”, non solo come un “si deve”, ma anche un “come si deve”, per dirla in temrini morali.

Gianni è esattamente il riflesso di questo panorama internazionale, ed ai fortunati studenti del corso di laurea che hanno studiato con lui, ha comunicato un bagaglio di strumenti teorici e educativi che io, dopo 2 anni di lavoro di peacebuilding e di risoluzione di conflitto e di protezione tout court in Kossovo e Sri Lanka, sto ancora utilizzando, e che anzi trovo sempre più utili.

Lo studio del conflitto come Gianni Scotto è in grado di insegnarlo, in modo focalizzato ma transdisciplinare, aderisce alla realtà del conflitto molto più di analisi specialistiche ma parziali che altri insegnati, per quanto straordinari, dell’Ateneo, mi hanno fornito nel corso dei miei anni di studio.

E gianni sa comunicare. È uno dei pochi insegnanti che si trovano che sono in grado di mantenere il rispetto degli studenti senza il minimo bisogno di mantenere un distanza formale da loro. Averlo nei primi mesi dei propri studi universitari è stato allo stesso tempo rilassante e stimolante, esattamente come essere parte dei suoi training sperimentali di educazione alla Pace è stata un pietra miliare – si capiva che la Pace si può attualmente insegnare – come mi sono dovuto ricordare anni dopo quando le stesse tecniche le ho dovuto applicare per portare alla riconciliazione gruppi di  Serbi ed Albanesi in Kossovo.

Per concludere, Gianni non è soltanto Gianni – Gianni Scotto rappresenta una rete di persone, un ambiente ricco di opportunità intellettuali e lavorative, che si allarga dentro e fuori dall’Italia e dall’Europa – non c’è un NGO internazionale italiana dove non lo conoscono, come mi sono reso conto lavorando sul grande progetto ministeriale InfoEAS di formazione sui Corpi Civili di Pace che più di organizzazioni italiane di prima grandezza stanno portando attualmente avanti, e che l’hanno scorso, prima che io partissi per lavorare in Sri Lanka (grazie a Gianni che mi ha informato, sia detto per inciso) con l’organizzazione internazionale Nonviolent Peaceforce.

Sia detto a mo’ di conclusione, e per non lasciare fuori i sentimenti – pur sapendo che i sentimenti contano in questi frangenti solo quando fanno statistica (e sapendo che qui fanno statistica! Contatele quelle centinaia di teste di studenti arrabbiati perchè Gianni se ne va) – Mi sento triste, all’idea che Gianni se ne va. Io non sono più studente, ma tutte le volte che sono tornato in Italia dalle missioni, trovare che il cartellino “Scotto” stava ancora là, e trovare qualcuno che voleva ascoltare e mettere a frutto la mia esperienza, mi ha fatto più effetto che tornare a casa… Mi ha fatto pensare che il corso di laurea era una cosa viva, a cui potevo restare legato per la vita.

Peccato, nella Verdun generale dell’educazione italiana, che una vittima ingiusta, per quanto così piccola, non possa essere salvata dagli apparati, pur se – una volta tanto – sarebbe semplice…

Guido Gabelli, laureato in Operatori per la Pace”

Ci sarà qualche cambiamento nelle politiche dell’Ateneo dopo queste mail? Vedremo…

Parla il Magnifico …

Ecco il Rettore dell’università di Firenze prendere la parola sui media locali in merito alla crisi finanziaria dell’Ateneo (La Nazione, 23 novembre – potete leggere l’intervista qui).  “Un piano lacrime e sangue per salvare l’università”.

il Prof. Marinelli spiega come si è arrivati allo stato di crisi dell’Ateneo, che spende oggi oltre il 92 % dei fondi ricevuti dallo stato. Una causa di grande importanza  è il fatto che il monte stipendi viene deciso da normative e accordi presi a livello nazionale, mentre il pagamento degli stipendi stessi è a carico dei bilanci dei singoli atenei: uno scollamento tra chi prende le decisioni e chi ha l’onere di eseguirle, abbastanza tipico del sistema universitario italiano. Fin qui ci siamo e concordiamo.

Scorrendo l’intervista, veniamo a sapere che l’Ateneo e’ virtuoso perche’ “dal 2005 non sono stati più banditi concorsi di prima e seconda fascia … Dal 2000 a oggi il personale [a Firenze] è lo stesso, però il costo complessivo è aumentato del 30 per cento mentre il trasferimento da parte dello Stato è cresciuto solo del 14,6 per cento.”

[Noto en passant che bisognerebbe andare ad analizzare la proporzione tra ricercatori, associati e ordinari: gli stipendi non sono una variabile di cui l'Ateneo dispone, ma la tipologia di contratto - almeno in teoria - sì. Mi ripropongo di fare un po' di chiarezza su questo in futuro.]

Aggiunge Marinelli: “[Dal  2006] Abbiamo fatto due concorsi per ricercatori: uno sul bilancio dell’Università, il secondo cofinanziato con il contributo dello Stato” (NdR: era stato un provvedimento del governo Prodi).

[Peccato che si dimentichi di dire che  20 ricercatori vincitori di concorso nel 2006 e 23 in regime di cofinanziamento si sono vista bloccare l'assunzione il 1. novembre, con decisione presa il 24 ottobre e telegramma inviato ai malcapitati il 30. Oltre a loro c'era un professore associato che doveva entrare in servizio, e cioè io, che all'università non costava quasi nulla.]

Vabbe’, si potrebbe pensare, i tempi sono duri per tutti, bisogna stringere la cinghia. A una precisa domanda del giornalista, Il Rettore però risponde in maniera altrettanto precisa:

Ma insomma il bilancio dell’Università oggi è in rosso?
“No. E’ vero che abbiamo evidenziato un disavanzo strutturale, ma è coperto dai valori degli immobili che abbiamo venduto e che dovremmo incamerare entro quest’anno. Ho sentito parlare di meno 46 milioni: i conti si fanno quando si chiudono i contratti”.

[Allora proprio non capisco: qui si interviene "a gamba tesa" sulle carriere e sulla vita stessa di 44 persone, per un'asserita emergenza finanziaria, e poi si scopre che questa emergenza non c'e'?]

Il brutto scherzo che il Consiglio di Amministrazione e il Senato Accademico ci hanno fatto il 24 ottobre scorso merita una spiegazione più seria. Speriamo che il Rettore e gli organi responsabili possano darcela.

I colleghi ricercatori in pectore incontreranno il Rettore prof. Marinelli la prossima settimana. Sarà interessante sapere cosa gli dirà. Da parte mia, ho chiesto un appuntamento già dieci giorni fa, e ancora non ho avuto risposta.

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