L’ho chiesta, e mi è arrivata copiosa.
Ho contato mail da miei ex studenti provenienti dall’Africa (due), dalla Germania, dallo Sri Lanka (una), da diverse parti d’Italia e naturalmente dallo “zoccolo duro” degli studenti fiorentini e toscani. A prendere la parola sono stati laureati del mio corso di laurea, ex studenti del modulo professionalizzante (poi diventato master), partecipanti al dottorato di ricerca su pace e conflitti delle università toscane, e perfino una partecipante a un corso di un fine settimana all’ISPI di Milano…
Grazie a tutti, davvero!! In un momento difficile, è stata una bella lettura. In particolare la lettera di Guido Gabelli (aka Guido Giardino, ma è una storia lunga da spiegare), attualmente al lavoro come operatore di pace con Nonviolent Peaceforce in Sri Lanka, scrive:
Magnifico Rettore
Mi presento umilmente, Guido Gabelli, laureato del corso di Operatore per la Pace ed attualmente occupato come Protection Officer di Nonviolent Peaceforce, un’organizzazione internazionale di peacebuilding, nello Sri Lanka artoriato dal conflitto.
Mi trovo a scriverle questa prima volta per venire in aiuto and un amico ed un maestro, Gianni Scotto.
Darò per scontato che lei sappia della precaria situazione riguardante l’assunzione di Gianni Scotto nell’Università come Professore Associato (dopo tanti anni di glorioso servizio per l’Università).
Non vorrei aprire questa lettera ammettendo che Gianni mi ha cambiato la vita ed ha fatto di me un Operatore per la Pace (e mi ha dato le basi per essere un qualificato protection officer a livello internazionale). Tanti incontri lasciano il segno sulla persona, ma quando per almeno tre volte, nei tornanti nella strada, questa persona mi ha aiutato a rilanciare la scommessa, ed ha scandito l’apprendimento che fa di me il professionista che sono, non si può parlare di casualità – bisogna parlare della chiarezza di visione di un educatore.
Ma lasciate che vi spieghi in modo non sentimentale cosa si perde con le perdita di Gianni Scotto,…
La vitalità della ricerca si misura con la sua capacità di collocarsi sull’ “orizzonte degli eventi” … e di confrontarsi con le sfide intellettuali del tempo presente, producendo se non “risposte”, quanto meno nuove direzioni e suscitando speranze.
In questo senso, la ricerca scientifica sulla Pace è una vena aurifera ancora poco scavata della conoscenza, sia a livello mondiale, ed in particolare in Italia…
Di fatto, all’estero, esponenti di questa scuola di pensiero ricevono incensi intellettuali e materiali (L’ONU si rivolge a Galtung per formare il proprio personale, per dire la prima che viene in mente).
Si considera questa scuola di pensiero particolarmente efficace nella discesa dal teorico al pratico, sia perchè si avvale di efficacissime tecniche di formazione sconosciute all’insegnamento classico, sia perchè fornisce linee guida che, per il civile che deve difendere altri civili vilnerabili in zona di conflitto, vanno ben al di là di generici principi, e si confanno come un “metodologia d’azione”, non solo come un “si deve”, ma anche un “come si deve”, per dirla in temrini morali.
Gianni è esattamente il riflesso di questo panorama internazionale, ed ai fortunati studenti del corso di laurea che hanno studiato con lui, ha comunicato un bagaglio di strumenti teorici e educativi che io, dopo 2 anni di lavoro di peacebuilding e di risoluzione di conflitto e di protezione tout court in Kossovo e Sri Lanka, sto ancora utilizzando, e che anzi trovo sempre più utili.
Lo studio del conflitto come Gianni Scotto è in grado di insegnarlo, in modo focalizzato ma transdisciplinare, aderisce alla realtà del conflitto molto più di analisi specialistiche ma parziali che altri insegnati, per quanto straordinari, dell’Ateneo, mi hanno fornito nel corso dei miei anni di studio.
E gianni sa comunicare. È uno dei pochi insegnanti che si trovano che sono in grado di mantenere il rispetto degli studenti senza il minimo bisogno di mantenere un distanza formale da loro. Averlo nei primi mesi dei propri studi universitari è stato allo stesso tempo rilassante e stimolante, esattamente come essere parte dei suoi training sperimentali di educazione alla Pace è stata un pietra miliare – si capiva che la Pace si può attualmente insegnare – come mi sono dovuto ricordare anni dopo quando le stesse tecniche le ho dovuto applicare per portare alla riconciliazione gruppi di Serbi ed Albanesi in Kossovo.
Per concludere, Gianni non è soltanto Gianni – Gianni Scotto rappresenta una rete di persone, un ambiente ricco di opportunità intellettuali e lavorative, che si allarga dentro e fuori dall’Italia e dall’Europa – non c’è un NGO internazionale italiana dove non lo conoscono, come mi sono reso conto lavorando sul grande progetto ministeriale InfoEAS di formazione sui Corpi Civili di Pace che più di organizzazioni italiane di prima grandezza stanno portando attualmente avanti, e che l’hanno scorso, prima che io partissi per lavorare in Sri Lanka (grazie a Gianni che mi ha informato, sia detto per inciso) con l’organizzazione internazionale Nonviolent Peaceforce.
Sia detto a mo’ di conclusione, e per non lasciare fuori i sentimenti – pur sapendo che i sentimenti contano in questi frangenti solo quando fanno statistica (e sapendo che qui fanno statistica! Contatele quelle centinaia di teste di studenti arrabbiati perchè Gianni se ne va) – Mi sento triste, all’idea che Gianni se ne va. Io non sono più studente, ma tutte le volte che sono tornato in Italia dalle missioni, trovare che il cartellino “Scotto” stava ancora là, e trovare qualcuno che voleva ascoltare e mettere a frutto la mia esperienza, mi ha fatto più effetto che tornare a casa… Mi ha fatto pensare che il corso di laurea era una cosa viva, a cui potevo restare legato per la vita.
Peccato, nella Verdun generale dell’educazione italiana, che una vittima ingiusta, per quanto così piccola, non possa essere salvata dagli apparati, pur se – una volta tanto – sarebbe semplice…
Guido Gabelli, laureato in Operatori per la Pace”
Ci sarà qualche cambiamento nelle politiche dell’Ateneo dopo queste mail? Vedremo…