40.000 euro per poter insegnare: perché è una norma insensata.

Nel post precedente ho parlato di un dettaglio contenuto nel DDL di riforma dell’università (la cd. Riforma Gelmini): l’art. 23 che disciplina i contratti per attività di insegnamento stabilisce al primo comma che possono ottenere un contratto solo i lavoratori dipendenti (purché non dipendenti dell’Ateneo che offre il contratto! Sul punto ritorneremo), i pensionati e i “liberi professionisti con un reddito annuale superiore ai 40.000 euro” (1. comma).

Si tratta di una norma insensata, e discriminatoria. contraria agli scopi dichiarati della legge. Una regola controproducente e probabilmente incostituzionale.

E’ illogica, perché stabilisce un limite arbitrario. poniamo che Pinco nell’anno 2010 abbia guadagnato 39.500 euro, e Pallino 40.100: nel 2011 solo Pinco avrà la possibilità di ottenere un contratto di insegnamento, Pallino no. L’anno successivo le cose potrebbero capovolgersi. Che senso ha per la selezione del collaboratore migliore?

E’ discriminatoria verso i milioni di liberi professionisti , in particolare più giovani, che 40.000 euro all’anno non li guadagnano (e probabilmente non li guadagneranno mai). Avvocati, medici, ingegneri affermati, potranno arrivare a queste cifre: scrittori, artisti, tecnici informatici, giornalisti, studiosi giovani certamente no. Tra l’altro stando alla lettera della legge i parasubordinati (con contratto co.co.pro), o chi svolge attività di tipo occasionale,  ma anche chi vive di borse di studio (ad es. di una fondazione privata o di un paese estero) non potrebbero insegnare neppure se guadagnassero più di 40.000 euro. Si tratta della stragrande maggioranza dei precari intellettuali in Italia, a cui sarà preclusa la possibilità di ottenere contratti di docenza. Ma anche docenti stranieri che non siano “di chiara fama” (per i quali il DDL prevede un trattamento apposito , ad esempio ricercatori con borse post-doc, o titolari di borse di ricerca, non potrebbero ottenere contratti di insegnamento.

Ma la regola è anche controproducente. Nel 2008 (dati riportati da Repubblica in questo articolo) i docenti a contratto negli atenei italiani erano circa 49.000,a fronte di 37.000 tra ordinari e associati. La grande maggioranza di queste persone senz’altro fa parte della variegata categoria dei precari accademici. Gli atenei hanno fatto un ricorso massiccio a queste figure, perché –anche quando i contratti vengono retribuiti – queste figure hanno un costo e una flessibilità di creazione incomparabili rispetto agli strutturati. Ora ricordiamo che: ; le norme relative al blocco del turnover decise da governo e maggioranza nel 2009 continuano a essere in vigore; i concorsi sono bloccati da due anni e lo rimarranno fino all’adozione dei decreti attuativi; nei prossimi anni ci sarà un’ondata di pensionamenti. Diminuendo il numero di docenti a contratto, ci saranno sempre meno docenti a fare lezione. Le conseguenza: meno offerta formativa, meno qualità, e in definitiva il ritorno a un’università ottocentesca.

La “norma dei 40.000 euro” è anche in contrasto con alcuni degli scopi dichiarati della riforma: toglierà spazio ai giovani, non darà la possibiltà di verificare l’effettiva competenza e capacità didattica. (C’è da aggiungere che purtroppo quello dell’insegnamento è un aspetto generalmente poco considerato del mestiere accademico: come se fare buona ricerca o sapere tante cose fosse di per sé una garanzia per una buona capacità di insegnare.) Si sarebbero potuti predisporre invece meccanismi di valutazione dei docenti a contratto da usare come elemento nella valutazione complessiva delle capacità dei candidati nei concorsi.

Infine, e non è cosa da poco: la norma mi sembra palesemente incostituzionale. L’attività scientifica e l’insegnamento sono liberi (art. 33) – e questa libertà non può essere limitata da differenze di censo;  tutti i cittadini sono uguali e la Repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza effettiva (art. 3) – non a premiare chi è economicamente avvantaggiato; le amministrazioni pubbliche sono tenute a selezionare chi lavora per loro scegliendo le persone più qualificate (art. 97) – non le più ricche!

I contratti di insegnamento sono importanti perché permettono di estendere l’offerta formativa; far entrare persone con esperienze professionali diverse dalla pura carriera accademica (nella laurea sulla pace sono stati docenti a contratto molti esperti con lunga esperienza sul campo);  sperimentare insegnamenti innovativi (a Firenze abbiamo avuto per diversi anni “Storia e tecniche della nonviolenza”); far fare importanti esperienze didattiche a giovani studiosi. La nuova norma limiterà la possibilità di insegnare a pensionati, persone che hanno un lavoro dipendente, e professionisti ricchi e anziani. Una perdita secca. Per tutti.

Come mai sui media nessuno ne abbia parlato, rimane per me francamente un mistero.

9 Risposte a “40.000 euro per poter insegnare: perché è una norma insensata.”

  1. Roberto Scano Dice:

    e aggiungerei: come si valutano i redditi annui per eventuali esperti stranieri? Ovvero, volessi chiamare Tim Berners-Lee per fare una docenza in Italia, devo chiedergli il reddito?

  2. giovanniscotto Dice:

    … e prova a spiegargli il motivo!

  3. claudio procesi Dice:

    questa chicca dei 40.000 euro mi era sfuggita. Io credo che il punto sia sempre lo stesso, non ha senso “moralizzare” (si fa per dire) per legge. Pero` su questo la confusione anche a sinistra e` enorme e si resta a modelli privi di senso invece di andare al cuore dei problemi e tentare pragmaticamente di risolverli. Ripeto che per esempio anche la cosidetta norma anti parentopoli e` insensata, in USA le offerte di lavoro nelle Universita` si fanno quasi esclusivamente a coppie sposate.

  4. Alessandro Dice:

    A quanto ne so, la norma si riferisce solamente ai contratti a titolo GRATUITO ed e’ stata inserita per evitare la cattiva abitudine di affidare corsi a costo zero a persone che non hanno fonti di reddito.

    • giovanniscotto Dice:

      Gentile Alessandro, la norma è chiarissima e riguarda sia i contratti gratuiti che quelli “a titolo oneroso”, che cioè prevedono un pagamento.

      • Gianluca Dice:

        Sarei personalmente coinvolto da questa discriminazione…

        ma sei davvero sicuro che una lettura combinata dei 3 commi dell’articolo 23 IMPONGA alle università di stipulare solo contratti con questi soggetti?

        Condivido l’obiezione di Alessandro nonchè il suo tentativo di spiegare come è nato il parametro di reditto relativo ai contratti a titolo gratuito.

        Secondo me la battaglia giusta contro queste norme discriminatorie deve cominciare dopo che si sia fatta chiarezza sul primo passaggio: il parametro è vincolante per i contratti a titolo oneroso? o vincola solo quelli gratuiti?

  5. Giuseppe Dice:

    Condivido pienamente le critiche a tali norme di italica bizzarria.
    Effettivamente la norma, nella sua prima versione faceva riferimento soltanto ai contratti a titolo gratuito, successivamente però è stata modificata nel senso sopra indicato. Stiamo a vedere quale sarà il testo definitivo, non sono escluse altre modifiche, possibilmente peggiorative.
    La “ratio” di questa “perla” normativa sarebbe da ricondurre (secondo gli emendanti) all’esigenza di tutelare i precari dallo sfruttamento che gli atenei ne farebbero per coprire i buchi dell’offerta formativa.
    Questa spiegazione appare singolare, non soltanto per l’assurdità dei criteri utilizzati, ma anche perchè in sostanza ha soltanto l’effetto di tagliare fuori i meno privilegiati dalla possibilità di insegnare all’università. E’ lo stesso meccanismo del “processo breve”: ci sono troppi processi che durano una vita? Si fanno sparire eliminandoli con la mannaia dei termini imposti. La strada dovrebbe essere quella di aumentare gli investimenti ed invece, con i soliti alibi, si fa esattamente il contrario.
    Mi pare chiaramente che l’obiettivo sia quello di ridurre l’offerta didattica. La stessa norma prevede che comunque gli incarichi a titolo gratuito non possano superare il 5% dell’organico. Siamo in grado di quantificare quanto inciderà questo limite? Non essendo prevista una soglia per gli incarichi a titolo oneroso, è presumibile che questi aumentino? Con quali risorse?

  6. Roberto Scano Dice:

    Al Senato c’hanno ripensato (art. 20 che sostituisce il 23):
    http://www.corriereinformazione.it/files/ddl_gelmini.pdf

    1. Le universita`, anche sulla base di specifiche
    convenzioni con gli enti pubblici e le
    istituzioni di ricerca di cui all’articolo 8 del
    regolamento di cui al decreto del Presidente
    del Consiglio dei ministri 30 dicembre 1993,
    n. 593, possono stipulare contratti, a titolo
    gratuito o oneroso, per attivita` di insegnamento
    al fine di avvalersi della collaborazione
    di esperti di alta qualificazione in
    possesso di un significativo curriculum
    scientifico o professionale. I predetti contratti
    sono stipulati dal rettore, su proposta dei
    competenti organi accademici. I contratti a
    titolo gratuito possono essere stipulati esclusivamente
    con soggetti in possesso di un
    reddito da lavoro autonomo o dipendente,
    fermi restando i requisiti richiesti.

  7. Daniela Dice:

    Non tutti sanno fare didattica e non è giusto considerare l’insegnamento come un lavoro secondario solo per arrotondare lo stipendio.

    All’università deve insegnare solo chi,
    avendo fatto l’iter classico, ovvero dottorato, assegni di ricerca, pubblicazioni, concorsi accademici vari, etc…, ha una vera passione ed una elevata capacità nel trasmettere il sapere.

    Che i professionisti facessero il loro lavoro, senza fare cose che non gli competono.

    Sono sempre stata per la qualità e non per la quantità.


Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.