Cento mesi per salvare il pianeta

global_warmingTra pochi anni il livello di anidride carbonica nell’atmosfera potrebbe raggiungere e superare la soglia che, secondo i modelli più accreditati, porterebbe la temperatura della Terra ad aumentare di più di due gradi centigradi. Si tratta di una soglia oltrepassata la quale si teme che il riscaldamento globale possa assumere dimensioni catastrofiche.

Questo sito, creato dalla New Economics Foundation, riporta il conto alla rovescia: cento mesi a partire dall’agosto del 2008. Bisogna fare qualcosa.

Dilbert e la fine del capitalismo

Dilbert, striscia del 10 maggio 2009

Dilbert: se prendiamo in leasing il macchinario da voi come facciamo a essere sicuri che rimarrete in attività per fare la manutenzione ?

Venditore: come facciamo a essere sicuri che voi avete i soldi per pagarci?

D: potete verificare i nostri dati finanziari

V: sono abbastanza certo che i vostri dati sono fraudolenti quanto i nostri

D: buona osservazione. Chiediamo a una terza parte fidata di garantire per noi… C’è una terza parte di cui si fida?

V: non più da quando il mio consulente finanziario ha investito i miei risparmi in una piramide finanziaria e ha avuto una storia con mia moglie

(così finì il capitalismo)

D: beh, almeno ci abbiamo provato…

V: forse posso piantare un orto nella macchina…

Omissione di soccorso

Aggressione all’umanità, siamo all’avanguardia

Alessandro Dal Lago, “Il Manifesto”, 8 maggio 2009

Quando qualcuno, affamato, malato o bisognoso, bussa alla nostra porta, dovrebbe scattare un imperativo primordiale al soccorso. Questo almeno sostengono le mitologie religiose. L’umanità, prima ancora di un’astrazione filosofica, è l’espressione di questo riflesso. Anche se non crediamo al diritto naturale e tanto meno alla retorica dei diritti umani, soprattutto nell’epoca delle guerre umanitarie, sappiamo che il limite minimo della comune condizione umana è definito da quell’imperativo. Rinviando i barconi dei migranti in Libia, il governo italiano ha deciso di rinunciare di fatto e di diritto a qualsiasi minima considerazione umana. O meglio: ha stabilito che la cittadinanza, italiana o occidentale che sia, è il requisito indispensabile perché qualcuno sia trattato da essere umano. E dunque che abbia diritto a vivere, a essere curato e trattato come una persona.
Tra i migranti respinti senza nemmeno mettere piede sul nostro sacro suolo ci sono persone in fuga dalla guerra, dagli stermini e dalla fame. Impedendo loro persino di chiedere asilo e riconsegnandoli ai porti d’imbarco, l’Italia li condanna alla detenzione, alle angherie e, come è già documentato da anni, alla morte. Così nel nome della difesa paranoica della nostra purezza territoriale che accomuna la maggioranza di destra e parti consistenti dell’opposizione, noi rispediamo nel nulla i nostri fratelli, uomini, donne e bambini. Proprio come, a diecimila chilometri di distanza, in nome della nostra sicurezza, le nostre pallottole uccidono i bambini e le nostre bombe cancellano dalla faccia della terra cento civili in un colpo solo.
A questo punto, non c’è nemmeno bisogno di insistere nelle analisi. Il quadro appare chiaro. Dentro la nostra fortezza, norme discriminatorie, che si appoggiano a una cultura trionfante della delazione pubblica e privata, tengono in riga, nell’ombra e nello sfruttamento, gli stranieri di cui abbiamo bisogno. Fuori, c’è l’espulsione preliminare, concordata con la Libia.
Curiosi ricorsi storici: i nostri ex colonizzati, a suo tempo decimati e rinchiusi nei campi di concentramento di Graziani, si incaricano, in cambio di soldi, contratti e autostrade, di respingere e internare i profughi e gli affamati di un continente. Qui le leggi razziali, rispolverate da qualcuno, non c’entrano proprio. C’è invece quella linea, profonda come la faglia di Sant’Andrea, che separa il mondo sviluppato dal resto della terra. In un romanzo di Saramago, la penisola iberica si staccava dall’Europa. Ma ora è questa che scava un fossato incolmabile con la povertà esterna; la Lega è la punta estrema e paranoica di questa cultura del respingimento. E in Italia, ventre d’occidente, non valgono nemmeno le finzioni umanitarie di burocrati e giuristi europei. Qui da noi, mentre la stampa si affanna intorno ai casi privati del padrone, tutto è divenuto possibile. Ma ci si sbaglierebbe a credere che la nostra sia un’eccezione. Dopotutto, il fascismo è nato in una pianura tra le Alpi e gli Appennini. Oggi, l’Italia è l’avanguardia di un’aggressione all’umanità.