Dall’Associazione Marco Mascagna di Napoli ricevo e volentieri diffondo.
GS
Il primo gennaio 2010, dopo quasi 16 anni, è finita la gestione straordinaria dei rifiuti in Campania. Crediamo che sia il caso di ripercorrere in estrema sintesi questa sconcertante storia, anche perché stampa e TV hanno, quasi sempre, disinformato più che informato.
1997. La Giunta Regionale di destra, presieduta dal Commissario straordinario all’emergenza rifiuti Rastrelli, vara il Piano Rifiuti che prevede 7 impianti CDR, cioè gli impianti che separano la parte più calorica dei rifiuti (plastica, carta, legno ecc.), pari a circa il 35%, da quella poco calorica (residui alimentari, metalli, sabbia ecc.), pari a circa il 65%. E’ prevista inoltre la costruzione di due megainceneritori con la capacità di bruciare il 65% dei rifiuti prodotti in Campania. Gli impianti CDR hanno invece la capacità di trattare 2.5 milioni di tonnellate di rifiuti (all’epoca nella regione si producevano 2,45 tonnellate). Basta considerare questi dati per capire che il piano non rispetta la legge europea e nazionale che prescrive che bisogna privilegiare la riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata (obiettivo minimo 35%), il recupero, il riciclaggio, il compostaggio (trasformazione dei rifiuti umidi in concime) mentre l’incenerimento e la discarica devono essere scelte residuali.
1999. La Giunta Regionale, presieduta dal Commissario straordinario Losco, affida la costruzione degli inceneritori e degli impianti CDR alla FIBE (gruppo Impregilo), preferendo la sua proposta perché il costo era più vantaggioso e i tempi di realizzazione brevi (1 anno), anche se la Commissione Tecnica dà un punteggio di 4,2 alla proposta FIBE e un punteggio 8,6 alla proposta concorrente della Foster Wheeller (con tempi di realizzazione di 1 anno e mezzo). Anche tale scelta è contraria alla normativa italiana che prescrive che il criterio preminente di aggiudicazione deve essere quello della migliore tecnologia.
2000-2004 Il presidente/commissario straordinario Bassolino, firma il contratto con la FIBE (al processo dichiarerà di non averlo letto!). Nel contratto firmato sono sparite due clausole, indicate nella gara: quella che impegna l’impresa vincitrice a smaltire a proprie spese, in impianti già esistenti, il CDR prodotto prima dell’entrata in funzione dell’inceneritore, e la clausola che stabiliva l’erogazione dei CIP6 solo sul CDR prodotto con al massimo metà dei rifiuti urbani conferiti. I CIP 6 sono finanziamenti a fondo perduto, prelevati da una sovrattassa sulla bolletta dell’energia elettrica e dati ai produttori di energie rinnovabili. Ma in Italia (e solo in Italia) l’incenerimento dei rifiuti viene considerato un’energia rinnovabile, e così alle vere energie rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico) va solo il 9% di tutte le somme raccolte.
I sette impianti per la produzione di CDR vengono costruiti e superano il collaudo nonostante le opere realizzate non corrispondano ai progetti presentati in sede di gara. Nessuno di questi impianti, infatti, sarà mai in grado di produrre vero CDR: produrranno invece ecoballe, cioè spazzatura tritata e impacchettata (ben 6 milioni di ecoballe). Ma le ecoballe, grazie alla sparizione delle 2 clausole sopradette, per la FIBE sono oro, perché quando saranno bruciate incasserà CIP6 (circa 60 euro per ogni tonnellata bruciata).
Grazie alle modifiche introdotte nel contratto, la FIBE può stoccare il “CDR” (in realtà rifiuti tritati e impacchettati) in siti di stoccaggio provvisorio. I siti di stoccaggio finiscono quindi per funzionare come discariche, anche se non ne hanno le caratteristiche. Nel 2004 la Magistratura scopre l´imbroglio delle ecoballe e li mette sotto sequestro. Le ecoballe non valgono più niente, perché non sono idonee ad essere bruciate. La FIBE rischia di fallire.
Frattanto la costruzione dell’inceneritore avviene con enorme ritardo, dovuto ai seguenti fatti:
- conteziosi relativi al sito scelto dalla FIBE (senza alcuna valutazione di impatto, grazie alla deroga del Governo);
- errori di progettazione dell’impianto e conseguenti modifiche al progetto in corso d’opera;
- mancato pagamento da parte della FIBE delle imprese costruttrici in subappalto;
- proteste da parte della popolazione, dei movimenti antiinceneritore, di partiti politici (Verdi, RC) e di esponenti locali e nazionali di partiti politici (di Destra, Centro e Sinistra);
- sequestro da parte della magistratura.
Intanto non vengono costruiti impianti di compostaggio, né attuati provvedimenti per ridurre la produzione dei rifiuti, ne viene organizzata (tranne in pochi Comuni) una raccolta differenziata seria, malgrado consulenti, pagati profumatamente, abbiano prodotto piani e raccomandazioni molto dettagliati
2005-2008. Il governo decide, finalmente, di rescindere il contratto con la FIBE. Nel 2006 un’ordinanza del Presidente del Consiglio Prodi declassa gli impianti CDR a tritovagliatori (semplici impachettatori di rifiuti tritati) e il presunto CDR ad ecoballa non bruciabile, quindi priva di valore economico. Per la FIBE e per l’incenerimento in Campania le cose si sono messe veramente male. Ma le gare per affidare ad altra società gli impianti vanno deserte. Inoltre si susseguono crisi con i rifiuti per strada e cassonetti bruciati, e i Commissari che si susseguono (Catenacci, Bertolaso, Pansa, De Gennaro) e un ampio fronte di politici, giornalisti e “esperti” danno la colpa di tutto ciò alla mancata entrata in funzione dell’inceneritore, agli ambientalisti che vi si oppongono e alla mancanza di discariche. Non si dice che in alcune province italiane (ad esempio Vicenza, consorzio Priula), grazie alla raccolta porta a porta, agli impianti di compostaggio e a quelli di deselezione/inertizzazione spinta (che recuperano dalla frazione indifferenziata dei rifiuti plastica, cellulosa e metalli e trasformano il residuo umido in compost e quello secco in materiale inerte da utilizzare nell’edilizia) si riesce a gestire l’intero ciclo dei rifiuti senza incenerimento e discariche; né si dice che il porta a porta è economicamente più conveniente (costo netto tra i 57-60 euro/ab contro i 57-70 euro/ab della raccolta con cassonetti), né che in Germania e Austria la quota di rifiuti bruciata è meno del 16%, e nemmeno si dice che riciclando 1 Kg di plastica si risparmiano 64MJ di energia, bruciandolo si producono 8,371 MJ. Si sostiene invece che è impossibile fare il porta a porta e che i Campani sono “antropologicamente inadatti”, non si costruiscono impianti di compostaggio, anzi i pochi presenti vengono trasformati per decreto in discariche per raccogliere i rifiuti presenti nelle strade, né si prendono provvedimenti per trasformare i 7 impianti produttori di ecoballe in veri impianti CDR o, meglio ancora in impianti di deselezione/inertizzazione spinta, eppure il costo di tale trasformazione non è alto (circa 10 milioni di euro ad impianto, un ottavo di quanto costa in un mese il Commissariato Rifiuti).
La magistratura inquisisce politici, commissari, sottocommissari, dirigenti e funzionari della FIBE e del Commissariato, consulenti.
Nel dicembre 2006 nella finanziaria si aboliscono i CIP6 agli inceneritori, ma qualche giorno dopo ci si accorge che il testo definitivo votato non contiene più l’emendamento approvato. Prodi promette che sarà introdotto nella finanziaria del prossimo anno (e così avverrà).
A maggio 2007 il Governo vara l’ennesimo decreto per l’apertura di nuove discariche (Savignano, S Arcangelo Trimonte, Serre, Terzigno), convertito in legge nel settembre 2007. A dicembre, pochi giorni prima di lasciare l’incarico, il Commissario ai rifiuti Pansa decide che la discarica di Pianura deve essere riaperta (senza alcuno studio o parere tecnico in proposito). Scoppia la rivolta dei pianuresi. I rifiuti si accumulano per le strade con il solito corteo di cassonetti incendiati, dichiarazioni sulla necessità di inceneritori, accuse agli ambientalisti. Questa ennesima crisi, la più grave, sblocca la drammatica situazione della FIBE e dà nuovamente un futuro all’incenerimento. Il Presidente del Consiglio Prodi, dimissionario, con una ordinanza del febbraio 2008 reintroduce gli incentivi CIP6 agli inceneritori campani e autorizza la combustione delle ecoballe campane in quegli stessi impianti. Le milioni di ecoballe, da problema da risolvere a costi elevati, ridiventano oro per la FIBE. Ma sembra che l´ordinanza non sia legittima e quindi impugnabile.
Il Commissario De Gennaro dispone la costruzione di una discarica a Chiaiano nel Parco delle Colline Napoletane (in deroga alla legge che vieta l’apertura di discariche in parchi e riserve).
Dal maggio 2008 a oggi. Giugno 2008: il Governo Berlusconi approva il decreto rifiuti che deroga a 47 leggi nazionali (molte di esse sono recepimenti di normative europee). I 7 impianti CDR/ecoballe sono ribattezzati STIR (cioè impianti che tritano e impacchettano i rifiuti): quello che era un imbroglio diventa legale. I rifiuti indifferenziati e anche quelli pericolosi possono e sono smaltiti in discariche (anche se la UE lo vieta), si decide di costruire 4 inceneritori capaci di bruciare oltre l`80% dei rifiuti prodotti attualmente in Campania (anche se la UE e la normativa italiana prescrivono che l’incenerimento deve essere una modalità di smaltimento residuale e le nuove normative fissano a 65% la percentuale minima di rifiuti da raccogliere in maniera differenziata), sono definitivamente ripristinati i CIP6 per gli inceneritori campani (vietati dalla UE), è possibile bruciare rifiuti indifferenziati (il tal quale) negli inceneritori (vietato dalla UE). Il decreto, al contrario dell’ordinanza, non sembra impugnabile. La FIBE è salva. L’incenerimento riparte alla grande e infatti questa volta la gara non va deserta e vince la A2A di Moratti.
La UE mette sull’avviso l’Italia: “Le autorità italiane devono rispettare la legislazione comunitaria in materia ambientale. La normativa comunitaria in materia ambientale stabilisce un quadro per la tutela della salute umana e dell’ambiente. Sarebbe paradossale se, per affrontare rischi di carattere sanitario a breve termine, fossero nuovamente messi in pericolo la salute umana e l’ambiente” (Commissione Europea 17/6/08). Questo significa che tra qualche anno ci saranno comminate delle pesanti multe dalla UE, come già successo per il conferimento di rifiuti indifferenziati in discarica deciso dal Governo Berlusconi nel 2003.
Nel frattempo le discariche di Savignano e di S Arcangelo Trimonte, decise dal Governo Prodi nel 2007, sono pronte (giugno 2008) e raccolgono i rifiuti ancora presenti nelle strade, che ritornano sgombere. Per i cittadini poco informati è tutto merito di Berlusconi.
Per garantirsi un futuro senza rifiuti nelle strade si decide di costruire altre discariche, Chiaiano, Terzigno (nel Parco del Vesuvio) e San Tammaro Maruzzella: apriranno dopo un anno. Per costruirle si è derogato a leggi, usato l’esercito, caricato i manifestanti. Anche quest’ultima gestione commissariale è totalmente assente sul versante impianti di compostaggio e impianti di deselezione spinti: non ne sarà costruito o anche solo deliberato neanche uno. Unica nota positiva è la minaccia di scioglimento dei Consigli Comunali di quei Comuni che non faranno la raccolta differenziata. Un po’ per questo e un poco per la pressione dell’opinione pubblica più accorta finalmente si avvia in molte realtà la raccolta porta a porta, che subito raggiunge percentuali superiori al 70%. Ma l’assenza di impianti di compostaggio costringe i Comuni a spendere ingenti somme per portare la frazione umida raccolta in altre regioni.
Il decreto Berlusconi istituisce anche la superprocura per le indagini sui rifiuti e il reato di deposito illegale di rifiuti. Per organizzare la superprocura e portare tutti i fascicoli a Napoli si impiegheranno vari mesi, quando finalmente questo organismo può funzionare sarà ingolfato da centinaia di pratiche riguardanti il nuovo reato. Il 31 dicembre 2009 la superprocura viene sciolta e tutti i fascicoli devono ritornare nelle varie procure sparse per la regione. Un ottimo sistema per bloccare le indagini sul grande traffico di rifiuti tossici e sull’intreccio rifiuti/affari/politica per almeno 2-3 anni.
Si susseguono le balle: Berlusconi afferma che l’inceneritore di Acerra inquina come 3 auto di media cilindrata (nella migliore delle ipotesi inquina come 120.000 auto). Berlusconi e Bertolaso affermano più volte che l’impianto funziona a pieno regime (a tutt’oggi è ancora in collaudo e, stando ai dati dello stesso Commissariato, ha funzionato solo in alcuni periodi e non con tutti i forni); Bertolaso afferma che, grazie a lui, la Campania dispone di una disponibilità di siti di stoccaggio di 8,792 milioni di tonnellate (ma, stando ai dati dello stesso Commissariato, la disponibilità è di 2,930 milioni di T) e che la sua gestione è costata solo 360 milioni di euro (sic!), (ma, dai dati ufficiali, ammonta almeno a 406 milioni di euro).
La centralina per il controllo dell’inquinamento atmosferico ambientale posto non molto distante dall’inceneritore di Acerra registra 125 superamenti dei limiti di legge degli inquinanti: il numero massimo di superamenti tollerati dalla normativa è di 35 in un anno. Cosa succederà quando l’inceneritore funzionerà veramente a pieno carico?
2010. Finisce la gestione commissariale con una sorpresa: la TARSU non sarà più versata ai Comuni ma alle Province. Con quali soldi i Comuni gestiranno lo spazzamento, il prelievo e la raccolta differenziata dei rifiuti? Con quali soldi pagheranno le lunghe trasferte dei rifiuti verso gli impianti di compostaggio.




