Parliamo di referendum: ovvero, la porcata al cubo

Domenica e lunedì si voterà per 3 referendum che abrogano parzialmente l’attuale legge elettorale.

Da moltissimi l’attuale legge del 2005 è stata considerata negativa, e lo stesso primo firmatario, Roberto Calderoli, ne offrì una descrizione sintetica e celeberrima: una porcata.

I capisaldi della legge attuale sono: un calcolo della rappresentanza proporzionale su base nazionale (Camera) o regionale (Senato), con una soglia di sbarramento e un premio di maggioranza alla coalizione di liste che ottiene il maggior numero di voti in modo che ottenga il 340 seggi  su 617 alla Camera (per il Senato il premio di maggioranza si calcola su base regionale); liste bloccate senza possibilità di espressione della preferenza.

Un’altra piccola chicca era la designazione esplicita del capo del partito o della coalizione nel simbolo (un modo surrettizio per introdurre un aroma di presidenzialismo nel nostro sistema politico). Così ci siamo ritrovati nel 2008 i vari Berlusconi, Casini, Veltroni e ahimé Bertinotti “Presidenti” sulla scheda, in barba all’attuale Costituzione che prevede – e una ragione ci sarà – che il Presidente del Consiglio sia nominato dal Capo dello Stato.

Il risultato complessivo della legge è di affidare il potere di scelta dei rappresentanti di fatto nelle mani delle segreterie dei partiti; la possibilità di candidarsi in più di un collegio produce inoltre il giochino di “tarare”, a elezioni avvenute, gli eletti dei singoli partiti: la persona eletta in più circoscrizioni sceglierà quella in cui rinunciare per dare spazio al primo dei non eletti, ovviamente sulla base di un ragionamento preciso (e mai esplicito).

Partita come legge su misura per atttutire il sensibile calo di popolarità del centro-destra e della sua icona, la legge ebbe poi il risultato surreale di far vincere la coalizione prodiana nel 2006 per una manciata di voti. E nel 2008 ha spazzato via le velleità del centro-sinistra e della sinistra cd. radicale.

La legge è pessima, antidemocratica, una porcata. Bisogna cambiarla, no?

Giustissimo. Solo che purtroppo due dei tre quesiti, invece di tamponarne il carattere demenziale, se venissero approvati modificherebbero l’attuale legge-porcata in una porcata al cubo. Infatti lo stratosferico premio di maggioranza non srebbe più attribuito a una coalizione, ma al primo partito in termini di voti.

Il terzo quesito, invece,  è sensato e difendibile: impedire che una persona si candidi in più circoscrizioni, per evitare giochini post-elettorali con primi secondi e terzi non eletti.

Sarebbe stato bello avere la possibilità di abrogare completamente questo mostro giuridico-elettorale e tornare al sistema precedente, dove almeno i candidati ci mettevano la faccia e il voto andava conquistato nel collegio. Oppure avere un Parlamento in cui riporre la speranza di una soluzione seria alla deriva istituzionale: maggioritario con doppio turno (sistema francese), o proporzionale con sbarramento (sistema tedesco).

Invece ci ritroviamo dei quesiti che dal bipolarismo cialtrone ci traghetterebbero dritti dritti verso un bipartitismo cialtrone. E che partiti! Il cd. Partito della Libertà è governato in modo praticamente dittatoriale (si dice “cesarismo” così fa più fine), e il Partito democratico non si sapeva cos’era quando è nato, non è d’accordo con se stesso su nulla e non si sa che fine farà (in fondo il PDS è durato 7 anni, i DS 9).

Gli strumenti della democrazia diretta sono una cosa seria e preziosa. L’istituto italiano del referendum abrogativo è in profonda crisi, soprattutto per le norme assurdamente restrittive che lo regolano (dalla raccolta di firme prima della pronuncia di legittimità al quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto), ma anche perché i partiti ne fagocitano i risultati, li usano per le loro estenuanti manovre tattiche e piccoli trucchi per mantenere piccole fette di potere.

Per funzionare, il referendum deve offrire ai cittadini una alternativa chiara e rilevante, e la loro decisione deve essere appunto una decisione in merito al tema del referendum e non una variabile nei giochi della politica politicante.

Ma si tratta di un desiderio lontano dalla realtà. Cosa abbiamo in Italia?

Intanto del referendum non ha più parlato nessuno. Dopo le elezioni europee Bossi ha intimato a Berlusconi di non fare campagna per il Sì, e il Presidente del Consiglio / Papi ha ubbidito.

Solitario, soltanto il PD è ufficialmente schierato per il Sì (con qualche voce dissenziente). Per essendo ancora una nullità in termini di proposta politica, fin dal suo inizio il PD lavora alacremente per fare terra bruciata dei potenziali alleati a sinistra, aiutato generosamente dalla pochezza di questi ultimi. L’ultima trovata è il Sì al referendum, che darebbe alle segreterie dei due partiti maggiori un potere ancora più grande . Ma nella sua posizione ufficiale il PD dice solo che bisogna abolire la legge-porcata, e che il Sì al referendum costringerebbe il parlamento a darci una buona legge.(Senza contare, ma nessuno a suo tempo lo notò, che il parto calderoliano funse da ispirazione per le elezioni dei delegati del congresso fondativo del PD).

Se vincerà  il Sì e Berlusconi non uscirà a pezzi dal “Papigate”, dalle mazzette a Mills e dagli altri scheletri che conserva numerosi nell’armadio, c’è da scommettere che proverà a uscire dall’angolo, una volta ancora , rilanciando:  e cioè andando a elezioni anticipate con la legge-porcata “al cubo”. Allora il parlamento sarà veramente suo, si potrà far eleggere al Quirinale e farsi costruire ponti, siti nucleari e monumenti equestri col suo nome.

Se la porcata al cubo passerà, dovremo ringraziare anche il PD.

Che fare? Credo che sia opportuno questa volta far mancare il quorum: non andare a votare, o – se si vota per i ballottaggi alle amminsitrative – rifiutare la scheda. Oppure votare Sì solo per il terzo quesito. Non andare al mare , come voleva la buonanima di Craxi al primo referendum che scardinò il sistema di potere del pentapartito. Piuttosto un’astensione attiva, intelligente, politica. L’Italia allo sbando interroga ciascuno di noi.

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YouTube – Scarpinato – Riforma delle intercettazioni

Passa alla Camera dei Deputati – con voto di fiducia -  la cosiddetta riforma (meglio: abolizione surrettizia) delle intercettazioni telefoniche e ambientali, coadiuvata da una bella dose di minacce nei confronti dei giornalisti – e dei loro editori – che dovessero osare pubblicare il contenuto delle intercettazioni stesse.Il testo passa al Senato per la conversione definitiva in legge.

In linea di principio, il potere degli organi dello stato di ascoltare conversazioni private tra cittadini andrebbe strettamente limitato – c’è sempre la possibilità del controllo poliziesco – il riuscitissimo Le vite degli altri ce lo racconta per il paese ormai dimenticato che si chiamava Repubblica democratica tedesca.

Purtroppo l’Italia è in una situazione alquanto diversa. L’Italia ha bisogno di strumenti di contrasto alla criminalità incisivi, data la diffusione dei poteri criminali e le evidenti, sistemiche contiguità tra elite politiche, elite criminali, e borghesia mafiosa (devo quest’ultimo prezioso concetto alle analisi di Umberto Santino).

Vorrà pur dire qualcosa se tra le voci che criticano con durezza la legge c’è il premio Nobel Dario Fo. IL quotidiano La Repubblica ha fatto partire una raccolta di firme di protesta.

Ecco le parole – semplici e chiare – di Umberto Scarpinato, procuratore aggiunto antimafia, sulla “riforma” delle intercettazioni, in un incontro tenuto a febbraio (il video è ripreso dal sito benemerito di Piero Ricca).

Bill Gross – tecnologia solare semplice

Dal sito TED – Ideas worth spreading, una presentazione di Bill Gross, inventore statunitense, su una nuova tecnologia per produrre elettricità con l’energia solare – semplice, economica, e sembra efficace (video in inglese).

Cento mesi per salvare il pianeta

global_warmingTra pochi anni il livello di anidride carbonica nell’atmosfera potrebbe raggiungere e superare la soglia che, secondo i modelli più accreditati, porterebbe la temperatura della Terra ad aumentare di più di due gradi centigradi. Si tratta di una soglia oltrepassata la quale si teme che il riscaldamento globale possa assumere dimensioni catastrofiche.

Questo sito, creato dalla New Economics Foundation, riporta il conto alla rovescia: cento mesi a partire dall’agosto del 2008. Bisogna fare qualcosa.

Dilbert e la fine del capitalismo

Dilbert, striscia del 10 maggio 2009

Dilbert: se prendiamo in leasing il macchinario da voi come facciamo a essere sicuri che rimarrete in attività per fare la manutenzione ?

Venditore: come facciamo a essere sicuri che voi avete i soldi per pagarci?

D: potete verificare i nostri dati finanziari

V: sono abbastanza certo che i vostri dati sono fraudolenti quanto i nostri

D: buona osservazione. Chiediamo a una terza parte fidata di garantire per noi… C’è una terza parte di cui si fida?

V: non più da quando il mio consulente finanziario ha investito i miei risparmi in una piramide finanziaria e ha avuto una storia con mia moglie

(così finì il capitalismo)

D: beh, almeno ci abbiamo provato…

V: forse posso piantare un orto nella macchina…

Omissione di soccorso

Aggressione all’umanità, siamo all’avanguardia

Alessandro Dal Lago, “Il Manifesto”, 8 maggio 2009

Quando qualcuno, affamato, malato o bisognoso, bussa alla nostra porta, dovrebbe scattare un imperativo primordiale al soccorso. Questo almeno sostengono le mitologie religiose. L’umanità, prima ancora di un’astrazione filosofica, è l’espressione di questo riflesso. Anche se non crediamo al diritto naturale e tanto meno alla retorica dei diritti umani, soprattutto nell’epoca delle guerre umanitarie, sappiamo che il limite minimo della comune condizione umana è definito da quell’imperativo. Rinviando i barconi dei migranti in Libia, il governo italiano ha deciso di rinunciare di fatto e di diritto a qualsiasi minima considerazione umana. O meglio: ha stabilito che la cittadinanza, italiana o occidentale che sia, è il requisito indispensabile perché qualcuno sia trattato da essere umano. E dunque che abbia diritto a vivere, a essere curato e trattato come una persona.
Tra i migranti respinti senza nemmeno mettere piede sul nostro sacro suolo ci sono persone in fuga dalla guerra, dagli stermini e dalla fame. Impedendo loro persino di chiedere asilo e riconsegnandoli ai porti d’imbarco, l’Italia li condanna alla detenzione, alle angherie e, come è già documentato da anni, alla morte. Così nel nome della difesa paranoica della nostra purezza territoriale che accomuna la maggioranza di destra e parti consistenti dell’opposizione, noi rispediamo nel nulla i nostri fratelli, uomini, donne e bambini. Proprio come, a diecimila chilometri di distanza, in nome della nostra sicurezza, le nostre pallottole uccidono i bambini e le nostre bombe cancellano dalla faccia della terra cento civili in un colpo solo.
A questo punto, non c’è nemmeno bisogno di insistere nelle analisi. Il quadro appare chiaro. Dentro la nostra fortezza, norme discriminatorie, che si appoggiano a una cultura trionfante della delazione pubblica e privata, tengono in riga, nell’ombra e nello sfruttamento, gli stranieri di cui abbiamo bisogno. Fuori, c’è l’espulsione preliminare, concordata con la Libia.
Curiosi ricorsi storici: i nostri ex colonizzati, a suo tempo decimati e rinchiusi nei campi di concentramento di Graziani, si incaricano, in cambio di soldi, contratti e autostrade, di respingere e internare i profughi e gli affamati di un continente. Qui le leggi razziali, rispolverate da qualcuno, non c’entrano proprio. C’è invece quella linea, profonda come la faglia di Sant’Andrea, che separa il mondo sviluppato dal resto della terra. In un romanzo di Saramago, la penisola iberica si staccava dall’Europa. Ma ora è questa che scava un fossato incolmabile con la povertà esterna; la Lega è la punta estrema e paranoica di questa cultura del respingimento. E in Italia, ventre d’occidente, non valgono nemmeno le finzioni umanitarie di burocrati e giuristi europei. Qui da noi, mentre la stampa si affanna intorno ai casi privati del padrone, tutto è divenuto possibile. Ma ci si sbaglierebbe a credere che la nostra sia un’eccezione. Dopotutto, il fascismo è nato in una pianura tra le Alpi e gli Appennini. Oggi, l’Italia è l’avanguardia di un’aggressione all’umanità.

Mia intervista a Report, domenica 19 aprile

Ieri sera è andata in onda la mia intervista a Report (qui potete vedere la puntata, la parte sull’università e il rientro dei cervelli inizia a circa 01.11.30).  Io, alla mia prima apparizione in TV nazionale

Nei pochi secondi che mi vengono dedicati, racconto di essere un “cervello rientrato“, e sottolineo l’illogicità di una situazione in cui il governo da un lato mette i soldi per la mia chiamata, dall’altra impedisce all’università di Firenze di assumermi. Poi racconto di aver fatto un colloquio a Bradford un  giovedì (a fine gennaio) ed essere stato chiamato il venerdì per essere assunto. Tutto qua.

La redazione di Report senz’altro ha colto un aspetto fondamentale della vicenda, e cioè l’assurdità delle decisioni del Governo.

Quello che non è stato menzionato purtroppo è la gestione pazzesca della cosa da parte dell’Università di Firenze (ma non c’è bisogno che mi ripeta qui, basta andare a vedere i miei post degli scorsi mesi).

Spero che chi ha visto il programma si sia reso conto che non si tratta solo di una vicenda personale, ma del sintomo di un problema assai più profondo e complesso.

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Report – domenica 19 aprile

Segnalo che stasera, domenica 19 aprile su Report (Rai 3, ore 21.30), andrà in onda una mia intervista nella quale illustro la mia particolare situazione di “cervello rientrato”. Lo considero un po’ il punto di arrivo della lotta per i miei diritti che mi ha tenuto impegnato per diverso tempo. Vedremo se e come la presenza su un media nazionale cambierà le cose.  Finora, tutto fermo.

Purtroppo negli ultimi due mesi per problemi personali la mia capacità di lavoro è molto diminuita, e questo blog ne ha sofferto più di ogni altra cosa: nemmeno un post di commiato per i miei tre o quattro lettori!

Ora davanti a me ho il trasferimento a Bradford e il rilancio del mio lavoro di riflessione – ricerca – formazione – cittadinanza attiva – rispettando le forze  e il tempo che ho. Nei miei progetti: almeno un post a settimana di volta in volta su uno di questi temi.

A presto risentirci!

Department of Peace Studies – University of Bradford

A fine gennaio  sono stato invitato per un colloquio a Bradford, in Inghilterra, per un posto di Lecturer in Conflict resolution. Giovedi 29 ho quindi incontrato una commissione di cinque persone: preside di facolta’, direttore di dipartimento, professore di Conflict Resolution (Tom Woodhouse, coautore di questo libro importante), una ricercatrice senior, e un collega di un altro dipartimento. Il colloquio è stato molto piacevole, una conversazione intelligente sulle sfide relative all’insegnamento della gestione costruttiva dei conflitti all’università.

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Il giorno dopo (ero tornato in Italia per tenere un seminario all’ISPI di Milano) mi hanno telefonato per offrirmi il contratto. Ho deciso di accettare, e quindi da giugno 2009 a maggio 2010, per due semestri, insegnerò a Bradford. La velocità nel decidere è stata per me stupefacente… Inutile il confronto con i concorsi italiani: dal momento del bando a quello della presa di servizio del vincitore possono passare lustri. peace-1

In sé la decisione è stata facile: Bradford è una delle università di punta nel settore degli studi sulla pace, e l’esperienza sarà senz’altro molto arricchente, anche dal punto di vista del mio curriculum. E fin qui tutto bene.

Ma c’è molta amarezza a dover lasciare il mio paese di nuovo, dopo aver lavorato sodo cinque anni, e dopo tante speranze e promesse.

In fondo comunque il contratto è di un anno, è la perfetta soluzione-ponte per tornare l’anno prossimo (si spera) a una posizione stabile a Firenze. E grazie a internet il contatto con studenti e colleghi non si interromperà…!

Per chi di voi è interessato, ecco il sito del dipartimento: Department of Peace Studies – Peace Studies – SSIS – University of Bradford.

La fine della storia (per ora….)

L’anno nuovo si è aperto per me con questa decisione del Senato Accademico che mi riguarda. Riporto le poche righe significative:

Università degli Studi di Firenze – Decreto 1653

Il Rettore

[richiama leggi, leggine, pareri e regolamenti vari]

DECRETA

per le motivazioni di cui in premessa, che qui si intendono interamente richiamate, di non disporre la nomina del prof. Giovanni SCOTTO nel ruolo di professore di ruolo di seconda fascia.

Firenze,31 dicembre 2008

f.to IL PRO RETTORE VICARIO

Prof. Alfredo Corpaci

Cosa succede quando l’obiettivo che avevi perseguito per anni svanisce nell’aria? A Firenze mi sono dedicato all’università senza risparmio per cinque anni, di cui uno senza stipendio. Onestamente ci ho messo un po’ a orientarmi di nuovo, a capire che significa questo per il mio sviluppo professionale – e per la mia vita.

Qualche giorno fa ho parlato con il cortese prorettore prof. Corpaci, firmatario materiale del decreto, il quale mi ha detto che l’Ateneo non poteva fare altrimenti , che non c’e’ nessuna preclusione nei confronti della mia persona, né del lavoro scientifico e didattico che con i colleghi porto avanti in tema di pace  e mediazione.

L’Ateneo però non ha fatto nulla ad oggi per assicurare che i finanziamenti ministeriali concessi per la mia chiamata nel 2008 vengano stanziati anche quando UNIFI potrà di nuovo assumere.Avrebbe anche potuto decretare che sarei stato assunto nel momento in cui le condizioni normative e di bilancio lo avrebbero permesso (ad es. nel decreto di fine anno relativo ai vincitori di concorso per ricercatore l’Università diceva che sarebbero stati assunti nel 2009 se la legge di conversione del decreto avesse contenuto l’emendamento “salva ricercatori” approvato in senato, e se la Regione avesse aiutato l’ateneo).

Siamo alla solita miscela di ignavia, miopia e incapacità che pesa come il piombo sulla vita italiana.

Probabilmente non è neppure una questione di singole persone – in fondo il prof. Corpaci mi ha dato l’impressione di essere persona seria e dedicata al bene dell’ateneo, i dirigenti e funzionari fanno il loro lavoro…. Non so.

Sarò assunto nel 2009 a Firenze? Senz’altro no: la legge n. 1 del 2009 parla chiaro (il governo impegna soldi per assumermi e poi emana un decreto legge che impedisce la mia assunzione… all’estero non provo nemmeno a spiegarlo).

Sarò assunto nel 2010? Chi lo sa.

O forse in un’altra università meno in crisi, e non a Firenze? Quest’anno? L’anno prossimo?  Boh.

E’ stato così che mi sono messo alla ricerca di qualcosa di nuovo da fare…… sperando che prima o poi qualcosa nel sistema italiano si muoverà. Ma questo è l’argomento di un altro post!

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