Per non dimenticare: Storia di 16 anni di gestione straordinaria dei rifiuti in Campania

Dall’Associazione Marco Mascagna di Napoli ricevo e volentieri diffondo.

GS

Il primo gennaio 2010, dopo quasi 16 anni, è finita la gestione straordinaria dei rifiuti in Campania. Crediamo che sia il caso di ripercorrere in estrema sintesi questa sconcertante storia, anche perché stampa e TV hanno, quasi sempre, disinformato più che informato.

1997. La Giunta Regionale di destra, presieduta dal Commissario straordinario all’emergenza rifiuti Rastrelli, vara il Piano Rifiuti che prevede 7 impianti CDR, cioè gli impianti che separano la parte più calorica dei rifiuti (plastica, carta, legno ecc.), pari a circa il 35%, da quella poco calorica (residui alimentari, metalli, sabbia ecc.), pari a circa il 65%. E’ prevista inoltre la costruzione di due megainceneritori con la capacità di bruciare il 65% dei rifiuti prodotti in Campania. Gli impianti CDR hanno invece la capacità di trattare 2.5 milioni di tonnellate di rifiuti (all’epoca nella regione si producevano 2,45 tonnellate). Basta considerare questi dati per capire che il piano non rispetta la legge europea e nazionale che prescrive che bisogna privilegiare la riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata (obiettivo minimo 35%), il recupero, il riciclaggio, il compostaggio (trasformazione dei rifiuti umidi in concime) mentre l’incenerimento e la discarica devono essere scelte residuali.

1999. La Giunta Regionale, presieduta dal Commissario straordinario Losco, affida la costruzione degli inceneritori e degli impianti CDR alla FIBE (gruppo Impregilo), preferendo la sua proposta perché il costo era più vantaggioso e i tempi di realizzazione brevi (1 anno), anche se la Commissione Tecnica dà un punteggio di 4,2 alla proposta FIBE e un punteggio 8,6 alla proposta concorrente della Foster Wheeller (con tempi di realizzazione di 1 anno e mezzo). Anche tale scelta è contraria alla normativa italiana che prescrive che il criterio preminente di aggiudicazione deve essere quello della migliore tecnologia.

2000-2004 Il presidente/commissario straordinario Bassolino, firma il contratto con la FIBE (al processo dichiarerà di non averlo letto!). Nel contratto firmato sono sparite due clausole, indicate nella gara: quella che impegna l’impresa vincitrice a smaltire a proprie spese, in impianti già esistenti, il CDR prodotto prima dell’entrata in funzione dell’inceneritore, e la clausola che stabiliva l’erogazione dei CIP6 solo sul CDR prodotto con al massimo metà dei rifiuti urbani conferiti. I CIP 6 sono finanziamenti a fondo perduto, prelevati da una sovrattassa sulla bolletta dell’energia elettrica e dati ai produttori di energie rinnovabili. Ma in Italia (e solo in Italia) l’incenerimento dei rifiuti viene considerato un’energia rinnovabile, e così alle vere energie rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico) va solo il 9% di tutte le somme raccolte.

I sette impianti per la produzione di CDR vengono costruiti e superano il collaudo nonostante le opere realizzate non corrispondano ai progetti presentati in sede di gara. Nessuno di questi impianti, infatti, sarà mai in grado di produrre vero CDR: produrranno invece ecoballe, cioè spazzatura tritata e impacchettata (ben 6 milioni di ecoballe). Ma le ecoballe, grazie alla sparizione delle 2 clausole sopradette, per la FIBE sono oro, perché quando saranno bruciate incasserà CIP6 (circa 60 euro per ogni tonnellata bruciata).

Grazie alle modifiche introdotte nel contratto, la FIBE può stoccare il “CDR” (in realtà rifiuti tritati e impacchettati) in siti di stoccaggio provvisorio. I siti di stoccaggio finiscono quindi per funzionare come discariche, anche se non ne hanno le caratteristiche. Nel 2004 la Magistratura scopre l´imbroglio delle ecoballe e li mette sotto sequestro. Le ecoballe non valgono più niente, perché non sono idonee ad essere bruciate. La FIBE rischia di fallire.

Frattanto la costruzione dell’inceneritore avviene con enorme ritardo, dovuto ai seguenti fatti:

- conteziosi relativi al sito scelto dalla FIBE (senza alcuna valutazione di impatto, grazie alla deroga del Governo);

- errori di progettazione dell’impianto e conseguenti modifiche al progetto in corso d’opera;

- mancato pagamento da parte della FIBE delle imprese costruttrici in subappalto;

- proteste da parte della popolazione, dei movimenti antiinceneritore, di partiti politici (Verdi, RC) e di esponenti locali e nazionali di partiti politici (di Destra, Centro e Sinistra);

- sequestro da parte della magistratura.

Intanto non vengono costruiti impianti di compostaggio, né attuati provvedimenti per ridurre la produzione dei rifiuti, ne viene organizzata (tranne in pochi Comuni) una raccolta differenziata seria, malgrado consulenti, pagati profumatamente, abbiano prodotto piani e raccomandazioni molto dettagliati

2005-2008. Il governo decide, finalmente, di rescindere il contratto con la FIBE. Nel 2006 un’ordinanza del Presidente del Consiglio Prodi declassa gli impianti CDR a tritovagliatori (semplici impachettatori di rifiuti tritati) e il presunto CDR ad ecoballa non bruciabile, quindi priva di valore economico. Per la FIBE e per l’incenerimento in Campania le cose si sono messe veramente male. Ma le gare per affidare ad altra società gli impianti vanno deserte. Inoltre si susseguono crisi con i rifiuti per strada e cassonetti bruciati, e i Commissari che si susseguono (Catenacci, Bertolaso, Pansa, De Gennaro) e un ampio fronte di politici, giornalisti e “esperti” danno la colpa di tutto ciò alla mancata entrata in funzione dell’inceneritore, agli ambientalisti che vi si oppongono e alla mancanza di discariche. Non si dice che in alcune province italiane (ad esempio Vicenza, consorzio Priula), grazie alla raccolta porta a porta, agli impianti di compostaggio e a quelli di deselezione/inertizzazione spinta (che recuperano dalla frazione indifferenziata dei rifiuti plastica, cellulosa e metalli e trasformano il residuo umido in compost e quello secco in materiale inerte da utilizzare nell’edilizia) si riesce a gestire l’intero ciclo dei rifiuti senza incenerimento e discariche; né si dice che il porta a porta è economicamente più conveniente (costo netto tra i 57-60 euro/ab contro i 57-70 euro/ab della raccolta con cassonetti), né che in Germania e Austria la quota di rifiuti bruciata è meno del 16%, e nemmeno si dice che riciclando 1 Kg di plastica si risparmiano 64MJ di energia, bruciandolo si producono 8,371 MJ. Si sostiene invece che è impossibile fare il porta a porta e che i Campani sono “antropologicamente inadatti”, non si costruiscono impianti di compostaggio, anzi i pochi presenti vengono trasformati per decreto in discariche per raccogliere i rifiuti presenti nelle strade, né si prendono provvedimenti per trasformare i 7 impianti produttori di ecoballe in veri impianti CDR o, meglio ancora in impianti di deselezione/inertizzazione spinta, eppure il costo di tale trasformazione non è alto (circa 10 milioni di euro ad impianto, un ottavo di quanto costa in un mese il Commissariato Rifiuti).

La magistratura inquisisce politici, commissari, sottocommissari, dirigenti e funzionari della FIBE e del Commissariato, consulenti.

Nel dicembre 2006 nella finanziaria si aboliscono i CIP6 agli inceneritori, ma qualche giorno dopo ci si accorge che il testo definitivo votato non contiene più l’emendamento approvato. Prodi promette che sarà introdotto nella finanziaria del prossimo anno (e così avverrà).

A maggio 2007 il Governo vara l’ennesimo decreto per l’apertura di nuove discariche (Savignano, S Arcangelo Trimonte, Serre, Terzigno), convertito in legge nel settembre 2007. A dicembre, pochi giorni prima di lasciare l’incarico, il Commissario ai rifiuti Pansa decide che la discarica di Pianura deve essere riaperta (senza alcuno studio o parere tecnico in proposito). Scoppia la rivolta dei pianuresi. I rifiuti si accumulano per le strade con il solito corteo di cassonetti incendiati, dichiarazioni sulla necessità di inceneritori, accuse agli ambientalisti. Questa ennesima crisi, la più grave, sblocca la drammatica situazione della FIBE e dà nuovamente un futuro all’incenerimento. Il Presidente del Consiglio Prodi, dimissionario, con una ordinanza del febbraio 2008 reintroduce gli incentivi CIP6 agli inceneritori campani e autorizza la combustione delle ecoballe campane in quegli stessi impianti. Le milioni di ecoballe, da problema da risolvere a costi elevati, ridiventano oro per la FIBE. Ma sembra che l´ordinanza non sia legittima e quindi impugnabile.

Il Commissario De Gennaro dispone la costruzione di una discarica a Chiaiano nel Parco delle Colline Napoletane (in deroga alla legge che vieta l’apertura di discariche in parchi e riserve).

Dal maggio 2008 a oggi. Giugno 2008: il Governo Berlusconi approva il decreto rifiuti che deroga a 47 leggi nazionali (molte di esse sono recepimenti di normative europee). I 7 impianti CDR/ecoballe sono ribattezzati STIR (cioè impianti che tritano e impacchettano i rifiuti): quello che era un imbroglio diventa legale. I rifiuti indifferenziati e anche quelli pericolosi possono e sono smaltiti in discariche (anche se la UE lo vieta), si decide di costruire 4 inceneritori capaci di bruciare oltre l`80% dei rifiuti prodotti attualmente in Campania (anche se la UE e la normativa italiana prescrivono che l’incenerimento deve essere una modalità di smaltimento residuale e le nuove normative fissano a 65% la percentuale minima di rifiuti da raccogliere in maniera differenziata), sono definitivamente ripristinati i CIP6 per gli inceneritori campani (vietati dalla UE), è possibile bruciare rifiuti indifferenziati (il tal quale) negli inceneritori (vietato dalla UE). Il decreto, al contrario dell’ordinanza, non sembra impugnabile. La FIBE è salva. L’incenerimento riparte alla grande e infatti questa volta la gara non va deserta e vince la A2A di Moratti.

La UE mette sull’avviso l’Italia: “Le autorità italiane devono rispettare la legislazione comunitaria in materia ambientale. La normativa comunitaria in materia ambientale stabilisce un quadro per la tutela della salute umana e dell’ambiente. Sarebbe paradossale se, per affrontare rischi di carattere sanitario a breve termine, fossero nuovamente messi in pericolo la salute umana e l’ambiente” (Commissione Europea 17/6/08). Questo significa che tra qualche anno ci saranno comminate delle pesanti multe dalla UE, come già successo per il conferimento di rifiuti indifferenziati in discarica deciso dal Governo Berlusconi nel 2003.

Nel frattempo le discariche di Savignano e di S Arcangelo Trimonte, decise dal Governo Prodi nel 2007, sono pronte (giugno 2008) e raccolgono i rifiuti ancora presenti nelle strade, che ritornano sgombere. Per i cittadini poco informati è tutto merito di Berlusconi.

Per garantirsi un futuro senza rifiuti nelle strade si decide di costruire altre discariche, Chiaiano, Terzigno (nel Parco del Vesuvio) e San Tammaro Maruzzella: apriranno dopo un anno. Per costruirle si è derogato a leggi, usato l’esercito, caricato i manifestanti. Anche quest’ultima gestione commissariale è totalmente assente sul versante impianti di compostaggio e impianti di deselezione spinti: non ne sarà costruito o anche solo deliberato neanche uno. Unica nota positiva è la minaccia di scioglimento dei Consigli Comunali di quei Comuni che non faranno la raccolta differenziata. Un po’ per questo e un poco per la pressione dell’opinione pubblica più accorta finalmente si avvia in molte realtà la raccolta porta a porta, che subito raggiunge percentuali superiori al 70%. Ma l’assenza di impianti di compostaggio costringe i Comuni a spendere ingenti somme per portare la frazione umida raccolta in altre regioni.

Il decreto Berlusconi istituisce anche la superprocura per le indagini sui rifiuti e il reato di deposito illegale di rifiuti. Per organizzare la superprocura e portare tutti i fascicoli a Napoli si impiegheranno vari mesi, quando finalmente questo organismo può funzionare sarà ingolfato da centinaia di pratiche riguardanti il nuovo reato. Il 31 dicembre 2009 la superprocura viene sciolta e tutti i fascicoli devono ritornare nelle varie procure sparse per la regione. Un ottimo sistema per bloccare le indagini sul grande traffico di rifiuti tossici e sull’intreccio rifiuti/affari/politica per almeno 2-3 anni.

Si susseguono le balle: Berlusconi afferma che l’inceneritore di Acerra inquina come 3 auto di media cilindrata (nella migliore delle ipotesi inquina come 120.000 auto). Berlusconi e Bertolaso affermano più volte che l’impianto funziona a pieno regime (a tutt’oggi è ancora in collaudo e, stando ai dati dello stesso Commissariato, ha funzionato solo in alcuni periodi e non con tutti i forni); Bertolaso afferma che, grazie a lui, la Campania dispone di una disponibilità di siti di stoccaggio di 8,792 milioni di tonnellate (ma, stando ai dati dello stesso Commissariato, la disponibilità è di 2,930 milioni di T) e che la sua gestione è costata solo 360 milioni di euro (sic!), (ma, dai dati ufficiali, ammonta almeno a 406 milioni di euro).

La centralina per il controllo dell’inquinamento atmosferico ambientale posto non molto distante dall’inceneritore di Acerra registra 125 superamenti dei limiti di legge degli inquinanti: il numero massimo di superamenti tollerati dalla normativa è di 35 in un anno. Cosa succederà quando l’inceneritore funzionerà veramente a pieno carico?

2010. Finisce la gestione commissariale con una sorpresa: la TARSU non sarà più versata ai Comuni ma alle Province. Con quali soldi i Comuni gestiranno lo spazzamento, il prelievo e la raccolta differenziata dei rifiuti? Con quali soldi pagheranno le lunghe trasferte dei rifiuti verso gli impianti di compostaggio.

Popolo viola: attenzione a come fare le cose!

La manifestazione del 5 dicembre 2009 per chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stata una delle poche importanti novità positive nel panorama politico e sociale del nostro paese.  (L’altra è la nascita del quotidiano indipendente Il Fatto) . IL movimento del “popolo viola”, sperabilmente, potrà costituire uno dei semi per il cambiamento della direzione in cui va l’Italia, cambiamento atteso e necessario. E’ importante però non solo dare continuità a un impegno, ma anche provare a innovare il “come ” le cose vanno fatte, imparando dai movimenti collettivi simili che lo hanno preceduto. In particolare vanno evitate a mio avviso le manipolazioni e l’assemblearismo fine a se stesso.

Questa è una lettera che ho inviato ai promotori del “popolo viola”:

Pur non avendo partecipato alla manifestazione del 5.12, condivido in pieno obiettivi, natura e modalità del movimento del “popolo viola”. Professionalmente ho lavorato all’università di firenze e come formatore alla gestione costruttiva dei conflitti. Tra le altre cose mi sono interessato di processi partecipativi e ho sperimentato un po’ lo strumento dell’open space technology”. Trovate qui un breve documento descrittivo per maggiori informazioni. L’open space secondo me si attaglia perfettamente alla natura del movimento, perché è un modo per incoraggiare l’autoorganizzazione dei singoli partecipanti.

Per questo , come avevo già anticipato a Giulia, vorrei proporre al “popolo viola” di Firenze un appuntamento di un giorno organizzato secondo i criteri dell’open space: agenda determinata dai partecipanti sul momento intorno a un tema o una domanda, gruppi flessibili e autoorganizzati, discussione spontanea , documentazione dei lavori istantanea e pubblica, senza necessariamente conclusioni o mozioni unitarie.

Ho letto dai giornali dell’assemblea di napoli di sabato (si vede quanto poco partecipo della vita del movimento!). Credo che la “cura dei processi”, ovvero del come si fanno e si dicono le cose, e non solo di cosa si fa o si dice, sia un passo importante per provare a uscire dal baratro in cui ci troviamo. Forse anche a livello nazionale strumenti come l’open space, la facilitazione, la mediazione ecc. potrebbero essere riconosciuti utili e adottati. Quindi se siete interessati a provare questa esperienza a Firenze, la si potrebbe condividere come un “progetto pilota” per il resto del movimento. Ad es. potremmo organizzare l’evento insieme con un gruppetto che poi a sua volta potrebbe lavorare con altri gruppi del popolo viola in altre città.

Ci proviamo? Questo è il momento di far sentire la propria voce!

_________

PS: purtroppo negli ultimi mesi non ho seguito il blog come sarebbe stato utile e possibile. Né posso promettere di farlo in futuro. Grazie comunque ai 3-4 lettori che visitano queste pagine!

Sabato 8 agosto 2009: in Italia entra in vigore la legge-vergogna…

…. altresì nota come “pacchetto sicurezza”.

Noi speriamo che tante voci si faranno sentire di opposizione decisa e intransigente alla legalizzazione dello squadrismo (“ronde”), alle vessazioni inutili contro i migranti, all’introduzione del reato di clandestinità, alla mortificazione dei principi del diritto.

Speriamo che nascano presto campagne di disobbedienza civile: affittare casa ai migranti, proteggerli, realizzare il loro diritto alla salute, all’educazione, alla soggettività di cittadini (l’anagrafe, il riconoscimento dei propri figli!). Chiunque di noi può in qualche misura opporsi a questa legge scellerata non obbedendo, dichiarando apertamente la propria disobbedienza, incitando altri a disobbedire.

Non è questo il tempo e il luogo di spiegare perché chi scrive queste note non è in grado, oggi, di fare di più.

Il disorientamento è grande e le sfide immani. Può essere utile, oggi, ascoltare voci del passato di chi ha vissuto un’epoca storica ancora più difficile e ha fatto le scelte giuste.

Per questo, seguendo l’esempio dell’amico Peppe Sini, infaticabile direttore del foglio quotidiano La nonviolenza in cammino , riproduciamo qui uno scritto di Aldo Capitini: “La mia opposizione al fascismo”, originariamente pubblicato in Il Ponte, XVI, 1, gennaio 1960. Capitini è stato il più grande pensatore e operatore della nonviolenza in Italia (per approfondimenti: www.aldocapitini.it, www.cosinrete.it).

Aldo Capitini alla prima marcia Perugia Assisi

Aldo Capitini alla prima marcia Perugia Assisi

Non e' facile elevarsi su quel patriottismo scolastico che ci coglie proprio
nel momento, dai dieci ai quindici anni, in cui cerchiamo un impiego
esaltante delle nostre energie, una tensione attiva e appoggiata a miti ed
eroi.
Quaranta anni successivi di esperienza in mezzo ad una storia
movimentatissima ci hanno ben insegnato due cose: che la devozione alla
patria deve essere messa in rapporto e mediata con ideali piu' alti e
universali; che la nazione e' una vera societa' solo in quanto risolve i
problemi delle moltitudini lavoratrici nei diritti e nei doveri, nel potere,
nella cultura, in tutte le liberta' concretamente e responsabilmente
utilizzabili.
Quella "patria" che la scuola ci insegno', che era del Foscolo e del
Carducci, e diventava del D'Annunzio e del Marinetti, non poteva essere il
centro di tutti gli interessi; e percio' potei essere nazionalista tra i
dieci e i quindici anni, ma non poi restarlo quando vidi la guerra in
rapporto, meno con la nazione, e piu' con l'umanita' sofferente e divisa;
quando dalla letteratura vociana e di avaguardia salii (da autodidatta e
piu' tardi che i coetanei) alla piu' strenua, vigorosa, e anche filologica
classicita', vista nei testi latini, greci e biblici, come valori originali;
quando portai la riflessione politica, precoce ma intorbidata dall'attivismo
nazionalistico, ad apprezzare i diritti della liberta' e l'apertura al
socialismo come cose fondamentali, insopprimibili per qualsiasi motivo.
Umanitario e moralista, tutto preso dalla ricostruzione della mia cultura
(eseguita tardi ma con consapevolezza) e anche dal dolore fisico, il
dopoguerra 1918-'22 mi trovo' del tutto estraneo al fascismo, anche se avevo
coetanei che vi erano attivissimi: non sentii affatto l'impulso ad
accompagnarmi con loro. Anzi, mi permettevo nella mia indipendenza, di
leggere la "Rivoluzione liberale", di offrire lieto il mio letto ad un
assessore socialista cercato dagli squadristi, e la mattina della "Marcia su
Roma" sentii bene che non dovevo andarci, perche' era contro la liberta'.
Certo, per chi e' stato, purtroppo (e purtroppo dura ancora), educato a quel
tal patriottismo scolastico, per chi non ha potuto nell'adolescenza non
assorbire del dannunzianesimo e del marinettismo, qualche volta il fascismo
poteva sembrare un qualche cosa di energico, di impegnato a far qualche
cosa; e comprendo percio' le esitazioni e le cadute di tanti miei coetanei,
che hanno come me press'a poco gli anni del secolo.
Se io fui preservato e salvato per opera di quell'evangelismo
umanitario-moralistico e indipendente, per cui non ero diventato ne'
cattolico (pur essendo teista) ne' fascista, e preferii rinunciare alla
politica attiva, a cui pur da ragazzo tendevo, scegliendo un lavoro di
studio, di poesia, di filosofia, di ricerca religiosa; tanti altri, anche
per il fatto di essere stati in guerra (io ero stato escluso perche'
riformato), lungo il binario del patriottismo, del combattentismo, dello
squadrismo, videro nel fascismo la realizzazione di tutto.
Queste mie parole sono percio' un invito a diffidare del patriottismo
scolastico, che puo' portare a tanto e a giustificare tanti delitti, e un
proposito di lavorare per un'educazione ben diversa. Questa e' dunque la
prima esperienza che ho vissuto in pieno: ho potuto contrastare al fascismo
fin dal principio perche' mi ero venuto liberando (se non perfettamente) dal
patriottismo scolastico; esso fu uno degli elementi principalmente
responsabili dell'adesione di tanti al fascismo.
*
Ed ora vengo alla seconda esperienza fondamentale. Si capisce che mentre il
fascismo si svolgeva, quasi insensibile com'ero alla soddisfazione
"patriottica", mi trovavo contrario alla politica estera ed interna. Per
l'estero io ero press'a poco un federalista, e mi pareva che un'unione
dell'Italia, Francia, Germania (circa centocinquanta milioni di persone)
avrebbe costituito una forza viva e civile, anche se l'Inghilterra fosse
voluta rimanere per suo conto; ma ci voleva uno spirito comune, che, invece,
il nazionalismo fece rovinare. Ebbi sempre un certo rispetto per la Societa'
delle Nazioni; e mi pareva che l'Italia avesse avuto molto col Trattato di
Versailles, malgrado le strida dei nazionalisti. Approvavo il lavoro di
Amendola e degli altri per un patto con gli Jugoslavi, che ci avrebbe
risparmiato tante tragedie e tante vergogne.
Per la politica interna la Milizia in mano a Mussolini, il delitto
Matteotti, la dittatura e il fastidio, a me lettore e raccoglitore di vari
giornali, che dava la lettura di giornali eguali, l'avversione che sentivo
per il saccheggio e la distruzione e l'abolizione di tutto cio' che era
stata la vita politica di una volta, le Camere del lavoro, le varie sedi dei
partiti, le logge massoniche; mi tenevano staccato dal fascismo.
Sapevo degli arresti, delle persecuzioni. Dov'era piu' quel bel fermento di
idee, quella vivacita' di spirito di riforme che avevo vissuto dal '18 al
'24? Quanti libri liberi, riviste ("Conscientia" per esempio, che conservavo
come preziosa), erano finiti! L'Italia che avrebbe dovuto riformarsi in
tutto, era ora affidata ad un governo reazionario e militarista! E io
ricordavo il mio entusiasmo per le amministrazioni socialiste: come seguivo
quella di Milano, quella di Perugia, mia citta'!
Non ero iscritto a nessun partito, non partecipavo nemmeno, preso da altro,
alla dialettica politica, ma le amministrazioni socialiste mi parevano una
cosa preziosa, con quegli uomini presi da un ideale, umili di condizione, e
"diversi", la' impegnati ad amministrare per tutti.
Sicche' ero contrario al regime, e la seconda esperienza fondamentale lo
confermo': fu la Conciliazione del febbraio del '29.
Non ero piu' cattolico dall'eta' di tredici anni, ma ero tornato ad un
sentimento religioso sul finire della guerra, e lo studio successivo, anche
filosofico e storico sulle origini del cristianesimo, di la' dalle leggende
e dai dogmi mi aveva concretato un teismo di tipo morale.
Guardando il fascismo, vedevo che lo avevano sostenuto in modo decisivo due
forze: la monarchia che aveva portato con se' (piu' o meno) l'esercito e la
burocrazia; l'alta cultura (quella parte vittima del patriottismo
scolastico) che aveva portato con se' molto della scuola. C'era una terza
forza: la Chiesa di Roma. Se essa avesse voluto, avrebbe fatto cadere,
dispiegando una ferma non collaborazione, il fascismo in una settimana.
Invece aveva dato aiuti continui. Si venne alla Conciliazione tra il governo
fascista e il Vaticano.
La religione tradizionale istituzionale cattolica, che aveva educato gli
italiani per secoli, non li aveva affatto preparati a capire, dal '19 al
'24, quanto male fosse nel fascismo; ed ora si alleava in un modo profondo,
visibile, perfino con frasi grottesche, con prestazione di favori
disgustose, con reciproci omaggi di potenti, che deridevano alla " scuola
liberale " e ai "conati socialisti", come cose oramai vinte! Se c'e' una
cosa che noi dobbiamo al periodo fascista, e' di aver chiarito per sempre
che la religione e' una cosa diversa dall'istituzione romana.
Perche' noi abbiamo avuto da fanciulli un certo imbevimento di idee e di
riti cattolici, che sono rimasti la', nel fondo nostro; ed anche se si e'
studiato, e si sanno bene le ragioni storiche, filosofiche, sociali, anche
religiose, per cui non si puo' essere cattolici, tuttavia ascoltando suonare
le campane, vedendo l'edificio chiesa, incontrando il sacerdote, uno
potrebbe sempre sentire un certo fascino.
Ebbene, se si pensa che quelle campane, quell'edificio, quell'uomo possono
significare una cerimonia, un'espressione di adesione al fascismo, basta
questo per insegnare che bisogna controllare le proprie emozioni, non farsi
prendere da quei fatti che sono "esteriori" rispetto alla doverosita' e
purezza della coscienza.
La Chiesa romana credette di ottenere cose positive nel sostenere il
fascismo, realmente le ottenne. Ma per me quello fu un insegnamento intimo
che vale piu' di ogni altra cosa. Non aver visto il male che c'era nel
fascismo, non aver capito a quale tragedia conduceva l'Italia e l'Europa,
aver ottenuto da un potere brigantesco sorto uccidendo la liberta', la
giustizia, il controllo civico, la correttezza internazionale; non sono
errori che ad individui si possono perdonare, come si deve perdonare tutto,
ma sono segni precisi di inadeguatezza di un'istituzione, ancora una volta
alleata di tiranni.
Fu li', su questa esperienza che l'opposizione al fascismo si fece piu'
profonda, e divenne in me religiosa; sia nel senso che cercai piu' radicale
forza per l'opposizione negli spiriti religiosi-puri, in Cristo, Buddha, S.
Francesco, Gandhi, di la' dall'istituzionalismo tradizionale che tradiva
quell'autenticita'; sia nel senso che mi apparve chiarissimo che la
liberazione vera dal fascismo stesse in una riforma religiosa, riprendendo e
portando al culmine i tentativi che erano stati spenti dall'autoritarismo
ecclesiastico congiunto con l'indifferenza generale italiana per tali cose.
Vidi chiaro che tutto era collegato nel negativo, e tutto poteva essere
collegato nel positivo. Mi approfondii nella nonviolenza. Imparai il valore
della noncollaborazione (anzi lo acquistai pagandolo, perche' rifiutai
l'iscrizione al partito, e persi il posto che avevo); feci il sogno che gli
italiani si liberassero dal fascismo noncollaborando, senza odio e strage
dei fascisti, secondo il metodo di Gandhi, rivoluzione di sacrificio che li
avrebbe purificati di tante scorie, e li avrebbe rinnovati, resi degni
d'essere, cosi' si', tra i primi popoli nel nuovo orizzonte del secolo
ventesimo.
Divenni vegetariano, perche' vedevo che Mussolini portava gli italiani alla
guerra, e pensai che se si imparava a non uccidere nemmeno gli animali, si
sarebbe sentita maggiore avversione nell'uccidere gli uomini.
*
Nel lavoro di suscitamento e collegamento antifascista, svolto da me dal
1932 al 1942, sta la terza esperienza fondamentale: il ritrovamento del
popolo e la saldatura con lui per la lotta contro il fascismo. Figlio di
persone del popolo, vissuto in poverta' e in disagi, con parenti tutti
operai o contadini, i miei studi (vincendo un posto gratuito universitario
nella Scuola normale superiore di Pisa) ed anche i primi amici non mi
avevano veramente messo a contatto con la classe lavoratrice nella sua
qualita' sociale e politica.
Anche se da ragazzo ascoltavo con commozione le musiche di campagna che il
primo maggio sonavano di lontano l'Inno dei lavoratori, di la' dal velo
della pioggia primaverile, non conoscevo bene il socialismo. Avevo visto dal
mio libraio le edizione delle opere di Marx e di Engels annerite dagli
incendi devastatori dei fascisti milanesi alla redazione dell'"Avanti!", ma,
preso da altro lavoro, non le avevo studiate.
Accertai veramente la profondita' e l'ampiezza del mondo socialista nel
periodo fascista, quando le possibilita' di trovare documentazioni e libri
(lo sappiano i giovani di ora, che se vogliono possono andare da un libraio
e acquistare cio' che cercano) erano di tanto diminuite, ma c'era, insieme,
il modo di ritrovare i vecchi socialisti e comunisti, che erano rimasti
saldi nella loro fede, veramente "fede" "sostanza di cose sperate ed
argomento delle non parventi", malgrado le botte, gli sfregi, la poverta',
le prigioni, le derisioni degli ideali e dei loro rappresentanti uccisi
("con Matteotti faremo i salsicciotti") e sebbene vedessero che le persone
"dotte" erano per Mussolini e il regime.
Ritrovare queste persone, unirsi con loro di la' dalle differenze su un
punto o l'altro dell'ideologia, festeggiare insieme il primo maggio magari
in una soffitta o in un magazzino di legname, andare insieme in campagna una
domenica (che per il popolo e' sempre qualche cosa di bello), e talvolta
anche in prigione: nella lotta contro il fascismo si formo' questa unione,
che non fu soltanto di persone e di aiuto reciproco, ma fu studio,
approfondimento, constatazione degli interessi comuni dei lavoratori e degli
intellettuali contro i padroni del denaro e del potere: si apriva cosi
l'orizzonte del mondo, l'incontro di Occidente e Oriente in nome di una
civilta' nuova, non piu' individualistica ne' totalitaria.
*
Questo io debbo al fascismo, ma in quanto ebbi, direi la Grazia, o interni
scrupoli o ideali che mi portarono all'opposizione. Opponendomi al fascismo,
non per cose di superficie o di persone o di barzellette, ma pensando
seriamente nelle sue ragioni, nella sua sostanza, nel suo esperimento e
impegno, non solo me ne purificavo completamente per cio' che potesse
essercene in me, ma accertavo le direzioni di un lavoro positivo e di una
persuasione interiore che dovevo continuare a svolgere anche dopo.
Il fascismo aveva unito in un insieme tutto cio' contro cui dovevo lottare
per profonda convinzione, e non per caso, per un un male che mi avesse
fatto, per un'avversione o invidia verso persone, o perche' avessi trovato
in casa o presso maestri autorevoli un impulso antifascista. Nulla di questo
ebbi, ed anche percio' ad un'attiva opposizione con propaganda non passai
che lentamente e dopo circa un decennio.
Posso assicurare i giovani di oggi che il mio rifiuto fu dopo aver sentito
le premesse del fascismo proprio nell'animo adolescente, e dopo averle
consumate; sicche' i fascisti mi apparvero dei ritardatari. Ero arrivato al
punto in cui non potevo accettare:
1, il nazionalismo che esasperava un riferimento nazionale e guerriero a
tutti i valori, proprio quando ero convinto che la guerra avrebbe indebolito
l'Europa, e che la nazione dovesse trovare precisi nessi con le altre;
2, l'imperialismo colonialistico, che, oltre a portare l'Italia fuori dalla
sua influenza in Europa, nei Balcani e a freno della Germania, era un metodo
arretrato, per la fine del colonialismo nel mondo;
3, il centralismo assolutistico e burocratico con quel far discendere tutto
dall'alto (per giunta corrotto), mentre io ero decentralista, regionalista,
per l'educazione democratica di tutti all'amministrazione e al controllo;
4, il totalitarismo, con la soppressione di ogni apporto di idee e di
correnti diverse, si' che quando parlavo ai giovanissimi della vecchia
possibilita' di scegliersi a vent'anni un partito, che aveva sue sedi e sua
stampa, sembrava che parlassi di un sogno, di un regno felice sconosciuto;
5, il prepotere poliziesco, per cui uno doveva sempre temere parlando ad
alta voce, conversando con ignoti, scrivendo una lettera, facendo un
telefonata;
6, quel gusto dannunziano e quell'esaltazione della violenza, del manganello
come argomento, dello spaccare le teste, del pugnale, delle bombe a mano, e,
infine, l'orribile persecuzione contro gli ebrei;
7, quel finto rivoluzionarismo attivista e irrazionale sopra un sostanziale
conservatorismo, difesa dei proprietari, di cio' che era vecchio e perfino
anteriore alla rivoluzione francese;
8, quell'alleanza con il conservatorismo della chiesa, della parrocchia,
delle gerarchie ecclesiastiche, prendendo della religione i riti e il lato
reazionario, affratellandosi con i gesuiti, perseguitando gli ex-sacerdoti;
9, quel corporativismo con una insostenibile parita' tra capitale e lavoro
che si risolveva in una prigione per moltitudini lavoratrici alla merce' dei
padroni in gambali ed orbace;
10, quel rilievo forzato e malsano di un solo tipo di cultura e di
educazione, quella fascista, e il traviamento degli adolescenti, mentre ero
convinto che della libera produzione e circolazione delle varie forme di
cultura una societa' nazionale ha bisogno come del pane;
11, quell'ostentazione di Littoria e altre poche cose fatte, dilapidando
immensi capitali, invece di affrontare il rinnovamento del Mezzogiorno e
delle Isole;
12, l'onnipotenza di un uomo, di cui era facile vedere quotidianamente la
grossolanita', la mutevolezza, l'egotismo, l'iniziativa brigantesca, la
leggerezza nell'affrontare cose serie, gli errori e la irragionevolezza
impersuadibile, mentre ero convinto che il governo di un paese deve il piu'
possibile lasciare operare le altre forze e trarne consigli e
collaborazione, ed essere anonimo, grigio anche, perche' lo splendore stia
nei valori puri della liberta', della giustizia, dell'onesta', della
produzione culturale e religiosa, non nelle persone, che in uniforme o no,
nel governo o a capo dello Stato, sono semplicemente al servizio di quei
valori.
*
Percio' il fascismo, nel problema dell'Italia di educarsi a popolo onesto,
libero, competente, corretto, collaborante, mi parve un potenziamento del
peggio e del fondo della nostra storia infelice, una malattia latente
nell'organismo e venuta fuori, l'ostacolo che doveva, per il bene comune,
essere rimosso, non in un modo semplicemente materiale, ma prendendo precisa
e attiva coscienza delle ragioni per cui era sbagliato, e trasformando in
questo lavoro se' e persuadendo gli altri italiani.

Diritto alla rete!

SCARICAILLOGOEPUBBLICALO

Parliamo di referendum: ovvero, la porcata al cubo

Domenica e lunedì si voterà per 3 referendum che abrogano parzialmente l’attuale legge elettorale.

Da moltissimi l’attuale legge del 2005 è stata considerata negativa, e lo stesso primo firmatario, Roberto Calderoli, ne offrì una descrizione sintetica e celeberrima: una porcata.

I capisaldi della legge attuale sono: un calcolo della rappresentanza proporzionale su base nazionale (Camera) o regionale (Senato), con una soglia di sbarramento e un premio di maggioranza alla coalizione di liste che ottiene il maggior numero di voti in modo che ottenga il 340 seggi  su 617 alla Camera (per il Senato il premio di maggioranza si calcola su base regionale); liste bloccate senza possibilità di espressione della preferenza.

Un’altra piccola chicca era la designazione esplicita del capo del partito o della coalizione nel simbolo (un modo surrettizio per introdurre un aroma di presidenzialismo nel nostro sistema politico). Così ci siamo ritrovati nel 2008 i vari Berlusconi, Casini, Veltroni e ahimé Bertinotti “Presidenti” sulla scheda, in barba all’attuale Costituzione che prevede – e una ragione ci sarà – che il Presidente del Consiglio sia nominato dal Capo dello Stato.

Il risultato complessivo della legge è di affidare il potere di scelta dei rappresentanti di fatto nelle mani delle segreterie dei partiti; la possibilità di candidarsi in più di un collegio produce inoltre il giochino di “tarare”, a elezioni avvenute, gli eletti dei singoli partiti: la persona eletta in più circoscrizioni sceglierà quella in cui rinunciare per dare spazio al primo dei non eletti, ovviamente sulla base di un ragionamento preciso (e mai esplicito).

Partita come legge su misura per atttutire il sensibile calo di popolarità del centro-destra e della sua icona, la legge ebbe poi il risultato surreale di far vincere la coalizione prodiana nel 2006 per una manciata di voti. E nel 2008 ha spazzato via le velleità del centro-sinistra e della sinistra cd. radicale.

La legge è pessima, antidemocratica, una porcata. Bisogna cambiarla, no?

Giustissimo. Solo che purtroppo due dei tre quesiti, invece di tamponarne il carattere demenziale, se venissero approvati modificherebbero l’attuale legge-porcata in una porcata al cubo. Infatti lo stratosferico premio di maggioranza non srebbe più attribuito a una coalizione, ma al primo partito in termini di voti.

Il terzo quesito, invece,  è sensato e difendibile: impedire che una persona si candidi in più circoscrizioni, per evitare giochini post-elettorali con primi secondi e terzi non eletti.

Sarebbe stato bello avere la possibilità di abrogare completamente questo mostro giuridico-elettorale e tornare al sistema precedente, dove almeno i candidati ci mettevano la faccia e il voto andava conquistato nel collegio. Oppure avere un Parlamento in cui riporre la speranza di una soluzione seria alla deriva istituzionale: maggioritario con doppio turno (sistema francese), o proporzionale con sbarramento (sistema tedesco).

Invece ci ritroviamo dei quesiti che dal bipolarismo cialtrone ci traghetterebbero dritti dritti verso un bipartitismo cialtrone. E che partiti! Il cd. Partito della Libertà è governato in modo praticamente dittatoriale (si dice “cesarismo” così fa più fine), e il Partito democratico non si sapeva cos’era quando è nato, non è d’accordo con se stesso su nulla e non si sa che fine farà (in fondo il PDS è durato 7 anni, i DS 9).

Gli strumenti della democrazia diretta sono una cosa seria e preziosa. L’istituto italiano del referendum abrogativo è in profonda crisi, soprattutto per le norme assurdamente restrittive che lo regolano (dalla raccolta di firme prima della pronuncia di legittimità al quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto), ma anche perché i partiti ne fagocitano i risultati, li usano per le loro estenuanti manovre tattiche e piccoli trucchi per mantenere piccole fette di potere.

Per funzionare, il referendum deve offrire ai cittadini una alternativa chiara e rilevante, e la loro decisione deve essere appunto una decisione in merito al tema del referendum e non una variabile nei giochi della politica politicante.

Ma si tratta di un desiderio lontano dalla realtà. Cosa abbiamo in Italia?

Intanto del referendum non ha più parlato nessuno. Dopo le elezioni europee Bossi ha intimato a Berlusconi di non fare campagna per il Sì, e il Presidente del Consiglio / Papi ha ubbidito.

Solitario, soltanto il PD è ufficialmente schierato per il Sì (con qualche voce dissenziente). Per essendo ancora una nullità in termini di proposta politica, fin dal suo inizio il PD lavora alacremente per fare terra bruciata dei potenziali alleati a sinistra, aiutato generosamente dalla pochezza di questi ultimi. L’ultima trovata è il Sì al referendum, che darebbe alle segreterie dei due partiti maggiori un potere ancora più grande . Ma nella sua posizione ufficiale il PD dice solo che bisogna abolire la legge-porcata, e che il Sì al referendum costringerebbe il parlamento a darci una buona legge.(Senza contare, ma nessuno a suo tempo lo notò, che il parto calderoliano funse da ispirazione per le elezioni dei delegati del congresso fondativo del PD).

Se vincerà  il Sì e Berlusconi non uscirà a pezzi dal “Papigate”, dalle mazzette a Mills e dagli altri scheletri che conserva numerosi nell’armadio, c’è da scommettere che proverà a uscire dall’angolo, una volta ancora , rilanciando:  e cioè andando a elezioni anticipate con la legge-porcata “al cubo”. Allora il parlamento sarà veramente suo, si potrà far eleggere al Quirinale e farsi costruire ponti, siti nucleari e monumenti equestri col suo nome.

Se la porcata al cubo passerà, dovremo ringraziare anche il PD.

Che fare? Credo che sia opportuno questa volta far mancare il quorum: non andare a votare, o – se si vota per i ballottaggi alle amminsitrative – rifiutare la scheda. Oppure votare Sì solo per il terzo quesito. Non andare al mare , come voleva la buonanima di Craxi al primo referendum che scardinò il sistema di potere del pentapartito. Piuttosto un’astensione attiva, intelligente, politica. L’Italia allo sbando interroga ciascuno di noi.

Pubblicato in Politica. 2 Commenti »

YouTube – Scarpinato – Riforma delle intercettazioni

Passa alla Camera dei Deputati – con voto di fiducia -  la cosiddetta riforma (meglio: abolizione surrettizia) delle intercettazioni telefoniche e ambientali, coadiuvata da una bella dose di minacce nei confronti dei giornalisti – e dei loro editori – che dovessero osare pubblicare il contenuto delle intercettazioni stesse.Il testo passa al Senato per la conversione definitiva in legge.

In linea di principio, il potere degli organi dello stato di ascoltare conversazioni private tra cittadini andrebbe strettamente limitato – c’è sempre la possibilità del controllo poliziesco – il riuscitissimo Le vite degli altri ce lo racconta per il paese ormai dimenticato che si chiamava Repubblica democratica tedesca.

Purtroppo l’Italia è in una situazione alquanto diversa. L’Italia ha bisogno di strumenti di contrasto alla criminalità incisivi, data la diffusione dei poteri criminali e le evidenti, sistemiche contiguità tra elite politiche, elite criminali, e borghesia mafiosa (devo quest’ultimo prezioso concetto alle analisi di Umberto Santino).

Vorrà pur dire qualcosa se tra le voci che criticano con durezza la legge c’è il premio Nobel Dario Fo. IL quotidiano La Repubblica ha fatto partire una raccolta di firme di protesta.

Ecco le parole – semplici e chiare – di Umberto Scarpinato, procuratore aggiunto antimafia, sulla “riforma” delle intercettazioni, in un incontro tenuto a febbraio (il video è ripreso dal sito benemerito di Piero Ricca).

Bill Gross – tecnologia solare semplice

Dal sito TED – Ideas worth spreading, una presentazione di Bill Gross, inventore statunitense, su una nuova tecnologia per produrre elettricità con l’energia solare – semplice, economica, e sembra efficace (video in inglese).

Cento mesi per salvare il pianeta

global_warmingTra pochi anni il livello di anidride carbonica nell’atmosfera potrebbe raggiungere e superare la soglia che, secondo i modelli più accreditati, porterebbe la temperatura della Terra ad aumentare di più di due gradi centigradi. Si tratta di una soglia oltrepassata la quale si teme che il riscaldamento globale possa assumere dimensioni catastrofiche.

Questo sito, creato dalla New Economics Foundation, riporta il conto alla rovescia: cento mesi a partire dall’agosto del 2008. Bisogna fare qualcosa.

Dilbert e la fine del capitalismo

Dilbert, striscia del 10 maggio 2009

Dilbert: se prendiamo in leasing il macchinario da voi come facciamo a essere sicuri che rimarrete in attività per fare la manutenzione ?

Venditore: come facciamo a essere sicuri che voi avete i soldi per pagarci?

D: potete verificare i nostri dati finanziari

V: sono abbastanza certo che i vostri dati sono fraudolenti quanto i nostri

D: buona osservazione. Chiediamo a una terza parte fidata di garantire per noi… C’è una terza parte di cui si fida?

V: non più da quando il mio consulente finanziario ha investito i miei risparmi in una piramide finanziaria e ha avuto una storia con mia moglie

(così finì il capitalismo)

D: beh, almeno ci abbiamo provato…

V: forse posso piantare un orto nella macchina…

Omissione di soccorso

Aggressione all’umanità, siamo all’avanguardia

Alessandro Dal Lago, “Il Manifesto”, 8 maggio 2009

Quando qualcuno, affamato, malato o bisognoso, bussa alla nostra porta, dovrebbe scattare un imperativo primordiale al soccorso. Questo almeno sostengono le mitologie religiose. L’umanità, prima ancora di un’astrazione filosofica, è l’espressione di questo riflesso. Anche se non crediamo al diritto naturale e tanto meno alla retorica dei diritti umani, soprattutto nell’epoca delle guerre umanitarie, sappiamo che il limite minimo della comune condizione umana è definito da quell’imperativo. Rinviando i barconi dei migranti in Libia, il governo italiano ha deciso di rinunciare di fatto e di diritto a qualsiasi minima considerazione umana. O meglio: ha stabilito che la cittadinanza, italiana o occidentale che sia, è il requisito indispensabile perché qualcuno sia trattato da essere umano. E dunque che abbia diritto a vivere, a essere curato e trattato come una persona.
Tra i migranti respinti senza nemmeno mettere piede sul nostro sacro suolo ci sono persone in fuga dalla guerra, dagli stermini e dalla fame. Impedendo loro persino di chiedere asilo e riconsegnandoli ai porti d’imbarco, l’Italia li condanna alla detenzione, alle angherie e, come è già documentato da anni, alla morte. Così nel nome della difesa paranoica della nostra purezza territoriale che accomuna la maggioranza di destra e parti consistenti dell’opposizione, noi rispediamo nel nulla i nostri fratelli, uomini, donne e bambini. Proprio come, a diecimila chilometri di distanza, in nome della nostra sicurezza, le nostre pallottole uccidono i bambini e le nostre bombe cancellano dalla faccia della terra cento civili in un colpo solo.
A questo punto, non c’è nemmeno bisogno di insistere nelle analisi. Il quadro appare chiaro. Dentro la nostra fortezza, norme discriminatorie, che si appoggiano a una cultura trionfante della delazione pubblica e privata, tengono in riga, nell’ombra e nello sfruttamento, gli stranieri di cui abbiamo bisogno. Fuori, c’è l’espulsione preliminare, concordata con la Libia.
Curiosi ricorsi storici: i nostri ex colonizzati, a suo tempo decimati e rinchiusi nei campi di concentramento di Graziani, si incaricano, in cambio di soldi, contratti e autostrade, di respingere e internare i profughi e gli affamati di un continente. Qui le leggi razziali, rispolverate da qualcuno, non c’entrano proprio. C’è invece quella linea, profonda come la faglia di Sant’Andrea, che separa il mondo sviluppato dal resto della terra. In un romanzo di Saramago, la penisola iberica si staccava dall’Europa. Ma ora è questa che scava un fossato incolmabile con la povertà esterna; la Lega è la punta estrema e paranoica di questa cultura del respingimento. E in Italia, ventre d’occidente, non valgono nemmeno le finzioni umanitarie di burocrati e giuristi europei. Qui da noi, mentre la stampa si affanna intorno ai casi privati del padrone, tutto è divenuto possibile. Ma ci si sbaglierebbe a credere che la nostra sia un’eccezione. Dopotutto, il fascismo è nato in una pianura tra le Alpi e gli Appennini. Oggi, l’Italia è l’avanguardia di un’aggressione all’umanità.